martedì 29 novembre 2011

Sul significato della vita - La prima ed ultima libertà - Jiddù Krishnamurti.

Domanda: viviamo, ma non sappiamo perché. Per tanti di noi, sembra che la vita non abbia alcun significato. Ci può dire il significato e lo scopo del vivere?

Krishnamurti: ma perché mi pone questa domanda? Perché mi chiede di dirle il significato della vita, il fine della vita? Che cosa intendiamo per vita? La vita ha un significato, un fine? Il vivere in se stesso non è il proprio stesso fine, il proprio stesso significato? Perché siamo troppo insoddisfatti della nostra vita, perché la nostra vita è troppo vuota, volgare, monotona, perché continuiamo a fare la stessa cosa, per questo vogliamo qualcosa di più, qualcosa che vada oltre quanto stiamo facendo. Essendo tanto vuota, sorda, priva di significato, fastidiosa, intollerabilmente stupida la nostra vita quotidiana, affermiamo che la vita debba avere un significato maggiore, ed ecco perché Lei mi pone questa domanda. Senza dubbio, chi ha una vita ricca, chi vede le cose quali sono ed è appagato di ciò che ha, non è confuso; ha la mente chiara, e pertanto non domanda quale sia lo scopo della vita. Per lui, lo stesso vivere è inizio e fine. La nostra difficoltà è che, essendo la nostra vita tanto vuota, intendiamo trovarle uno scopo e ci battiamo per esso. Un tale scopo della vita può essere puramente intellettuale, senza la minima realtà; quando lo scopo della vita viene perseguito da una mente stupida e sorda, da un cuore vuoto, anche tale fine sarà vuoto. Perciò il nostro scopo è come render ricca la nostra vita, non di denaro e di tutto il resto, ma ricca interiormente: il che non è niente di tanto misterioso. Quando dite che scopo della vita è la felicità, oppure trovare dio, senza dubbio tale desiderio di trovare dio è un’evasione rispetto alla vita, e il vostro dio è semplicemente qualcosa che conoscete. Si può dirigere la propria via soltanto verso un oggetto noto; se si costruisce una scala fino alla cosa che chiamate dio, senza dubbio quello non è dio. La realtà può comprendersi soltanto vivendola, non evadendone. Quando si cerca nella vita uno scopo, in realtà si sta evadendo, e non si comprende che cos’è la vita. La vita è relazione, è azione nella relazione; quando non comprendo la relazione, o quando questa è confusa, cerco un significato più ampio. Perché le nostre vite sono tanto vuote? Perché siamo tanto soli, frustrati? Perché non abbiamo mai guardato entro noi stessi, né compreso noi stessi. Non ammetteremo mai di fronte a noi stessi che questa vita è tutto ciò che conosciamo e che per tanto andrebbe compresa pienamente e completamente. Preferiamo sfuggire a noi stessi, ed ecco perché cerchiamo uno scopo alla vita, distinto dalla relazione. Se cominciamo a comprendere l’azione, cioè la nostra relazione con la gente, col possesso, con le fedi e le idee, troveremo che la relazione ha in se stessa il suo premio. Non dobbiamo cercare. È come cercare l’amore. Cercandolo si può trovare forse l’amore? L’amore non si può coltivare. Troverete l’amore soltanto nella relazione, e non al di fuori, ed è perché non abbiamo amore che cerchiamo uno scopo alla vita. Quando vi è amore, che è la propria stessa eternità, allora non vi è ricerca di dio, poiché l’amore è dio. È perché le nostre menti sono gremite di tecnicismi e di mormorii superstiziosi che le nostre vite sono tanto vuote, ed ecco perché cerchiamo uno scopo al di là di noi stessi. Per trovare lo scopo della vita dobbiamo passare attraverso la porta di noi stessi; consciamente o inconsciamente evitiamo di guardare in faccia le cose quali sono in se stesse, e così esigiamo che dio ci apra una porta, al di là. Questa domanda circa lo scopo della vita viene posta soltanto da chi non ama. L’amore può trovarsi soltanto nell’azione, che è relazione. 

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà".

Copywrite:
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma.

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