sabato 15 settembre 2012

SULL' AZIONE SENZA IDEA - Jiddù Krishnamurti - La prima ed ultima libertà


Domanda: Perché venga la Verità Lei patrocina un'azione senza idea. È possibile agire sempre senza idea, vale a dire senza finalità?

Krishnamurti: Che cos'è oggi la nostra azione? Che cosa intendiamo per azione? La nostra azione - ciò che dobbiamo fare o essere - si fonda sull'idea, non è così? È tutto ciò che sappiamo; abbiamo idee, ideali, promesse, formule diverse circa ciò che siamo e ciò che non siamo. Base della nostra azione è una ricompensa futura, o il timore della punizione. Lo sappiamo, non è vero? Tale attività è isolante, ci mura dentro noi stessi. Avete un'idea della virtù e secondo tale idea vivete, agite, in relazione. Per voi la relazione, collettiva o individuale, è azione in funzione di un ideale, della virtù, di una finalità e così via. Quando la mia azione si fonda su un ideale, cioè su un'idea - per esempio, "Devo essere coraggioso", "Devo seguire questo esempio", Devo essere caritatevole", Devo essere socialmente cosciente", e così via - tale idea configura la mia azione, ne è la guida. Tutti diciamo: "Ecco un esempio di virtù che devo seguire"; il che significa: "Devo vivere secondo tale esempio". Così l'azione si fonda su quell'idea. Tra azione ed idea, vi è uno spazio, una divisione, vi è un processo temporale. È così, non vi pare? In altre parole, non sono caritatevole, non amo, non vi è perdono nel mio cuore, ma sento che devo essere caritatevole. Così vi è un abisso tra ciò che sono e ciò che dovrei essere; tutti, continuamente tentiamo di gettare un ponte, su questo abisso. E’ questa la nostra attività, non vi pare?
Ora che cosa accadrebbe se l'idea non esistesse? Con un sol colpo, avremmo eliminato l'abisso, non vi sembra? Sareste ciò che siete. Voi dite: "Sono brutto, devo diventare bello; che devo fare?”, il che è un'azione fondata su un'idea. Dite: "Non sono compassionevole, devo diventarlo". Così introducete un'idea separata dall'azione. E perciò non vi è mai una vera azione fatta da ciò che siete, ma sempre un'azione fondata sull'ideale di ciò che sarete. Lo stupido dice sempre che diverrà intelligente. Sta lì e lavora, si sforza di diventare, non si ferma mai, non dice mai: "Sono stupido". Così la sua azione, fondata su un'idea, non è affatto azione.
Azione significa fare, muoversi. Ma quando avete un'idea, è solo l'ideazione che procede, è solo il processo del pensiero che continua in relazione all'azione. Se non ci fosse idea, che cosa accadrebbe? Siete ciò che siete. Siete privi di carità, non perdonate, siete crudeli, stupidi, sventati. Potete restare così? Se lo fate, guardate che cosa accade. Quando riconosco di non avere carità, di essere stupido, che cosa accade: essendo io consapevole che è così? Non vi è carità, non vi è intelligenza? Quando riconosco completamente, quando mi rendo conto che non è carità e non è amore, nel fatto stesso che vedo ciò che è, non vi è già amore? Non divento immediatamente caritatevole? Se vedo la necessità di ripulirmi, è semplicissimo, vado a lavarmi. Ma se c'è un ideale secondo il quale dovrei essere pulito, allora che cosa accade? Che rinvio la pulizia, oppure questa è superficiale.
L'azione fondata su un'idea è estremamente superficiale, non è affatto azione autentica, è puramente ideazione, cioè non è altro che il processo del pensiero, che prosegue.
L'azione che trasforma gli esseri umani, che comporta rigenerazione, redenzione, trasformazione - chiamate ciò come volete - non si fonda mai su un'idea. È un'azione che non fa riferimento a quanto seguirà, alla punizione o alla ricompensa. Una tale azione è fuori del tempo, perché la mente, cioè il processo del tempo, il processo che calcola, divide, isola, non vi entra.
Questo problema non si risolve facilmente. Molti di voi pongono domande ed aspettano una risposta: "si", oppure "no". È facile fare domande come: "Che cosa intende Lei?", e poi restarsene seduti ed aspettare che io spieghi; ma è assai più difficile trovare da voi la risposta, penetrare tanto profondamente e chiaramente nel problema, senza minimamente corromperlo, che il problema cessi di esistere. Può accadere soltanto quando la mente è realmente in silenzio, di fronte al problema. Il problema, se lo amate, è bello come il tramonto. Ma se vi ponete in antagonismo con esso, non lo comprenderete mai. La maggior parte di noi è in posizione       di antagonismo, perché siamo terrorizzati dal risultato, da ciò che può accadere se procediamo: così vanno perduti il significato e lo scopo del problema.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

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