venerdì 1 agosto 2014

Sulla Preghiera e la Meditazione - La prima ed ultima libertà - Jiddù Krishnamurti

Domanda: L'anelito che si esprime nella preghiera non è una strada verso Dio?

Krishnamurti: Anzitutto esamineremo i problemi che la domanda contiene.

In essa sono implicate la preghiera, la concentrazione e la meditazione. Ora, che cosa intendiamo per preghiera? Anzitutto, nella preghiera vi è richiesta, supplica a ciò che chiamate Dio o realtà. Voi, in quanto individuo, state domandando, chiedendo, pregando, implorando la guida da qualche cosa che chiamate Dio; perciò il vostro atteggiamento è di chi cerca una ricompensa un premio. Vi trovate nei guai, sul piano nazionale o individuale, e chiedete guida; oppure siete confusi e pregate di essere chiari, chiedete aiuto presso ciò che chiamate Dio. In ciò è implicito che Dio, qualsiasi Dio possa essere - non tratteremo di ciò per il momento - dovrà sciogliere la confusione che voi ed io abbiamo creato. Dopo tutto siamo noi che abbiamo determinato la confusione, la miseria, il caos, la tirannia atroce, la carenza di amore e, vogliamo qualcosa che chiamiamo Dio, affinché la elimini. Desideriamo che la nostra confusione, la nostra miseria, la nostra angoscia, il nostro conflitto, vengano eliminati da qualcun altro; chiediamo a qualcun altro di portarci luce e felicità.Ora quando pregate, quando chiedete, quando implorate per qualcosa, generalmente essa viene. Quando domandate, ricevete;  ma quel che ricevete non creerà orine, perchè ciò che ricevete non porterà chiarezza, intendimento. Semplicemente soddisferà, offrirà un compenso, ma non comporterà intendimento, perchè, quando domandate, ricevete ciò che voi stressi proiettate. Come può la realtà, Dio, rispondere alla vostra domanda particolare? Può l'incommensurabile, l'inesprimibile, occuparsi dei nostri piccoli meschini guai, delle miserie, delleconfusioni che non stessi abbiamo creato? Perciò, cos'è quel che risponde? Ovviamente l'incommensurabile non potrà rispondere al misurabile, al meschino, al piccolo. Ma cos'è che risponde? Nel momento in cui preghiamo siamo silenziosi, ci troviamo in uno stato di ricettività; allora il nostro subconscio ci offre una chiarezza momentanea. Volete qualche cosa, anelate ad essa e, in quel momento di desiderio ansioso, di umile preghiera, siete pienamente ricettivi; la vostra mente conscia, attiva, è relativamente calma, così che l'inconscio vi si proietta e riceve risposta. Senza dubbio non è una risposta che nasca dalla realtà, dall'incommensurabile, è soltanto la vostra propria risposta inconscia. Così, non lasciamoci confondere, non pensiamo che quando la nostra preghiera è esaudita si stia in contatto con la realtà La verità dovrà venire a noi; non potrete andarvi.
In questo problema della preghiera è coinvolto un'altro fattore: la risposta di ciò che chiamiamo la nostra voce interna. Come ho detto, quando la mente supplica, chiede, è relativamente calma; quando udite la vostra voce interna, è la vostra stessa voce che si proietta in quella mente relativamente alma. Di nuovo, come può essere quella la voce della realtà? Una mente confusa, ignorante, ansiosa, una mente che chiede, che domanda, come può comprendere la realtà? La mente può recepire la realtà soltanto quando è assolutamente calma, quando non chiede, quando non desidera, quando non anela, non domanda, né per se stessa né per la nazione o per qualcun altro. Quando la mente è assolutamente calma, quando il desiderio cessa, soltanto allora nasce la realtà. Una persona che domandi, chieda, supplichi, aneli ad essere diretta, troverà ciò che cerca, ma non sarà la verità. Quanto riceverà sarà la risposta degli strati inconsci della mente, che si proiettano in quelli consci; quella voce piccola, tranquilla, che la dirige, non è la realtà, ma soltanto la risposta dell'inconscio.
In questo problema della preghiera è implicito pure quello della concentrazione. Per molti di noi, la concentrazione è un processo di esclusione. La concentrazione avviene attraverso uno sforzo, una costrizione, una direttiva, un'imitazione; e pertanto la concentrazione è un processo di esclusione. Sono interessato alla cosiddetta meditazione, ma i miei pensieri sono distratti e, così fisso la mia mente su un quadro, su un immagine o su un'idea, ed escludo tutti gli altri pensieri. Tale processo di concentrazione, che è esclusione, viene considerato un mezzo per meditare; fissate la vostra mente su una parola, su un'immagine o su di un quadro, ma la mente vaga ovunque. Vi è l'interruzione continua di altre idee, di altri pensieri, di altre emozioni e voi cercate di scacciarli; passate il vostro tempo a combattere contro i vostri pensieri. Chiamate questo processo meditazione. Vale a dire, state cercando di concentrarvi su qualche cosa alla quale non siete interessati, ed i vostri pensieri continuano a modificarsi, a crescere, a interrompervi, così che spendete le vostre energie nell'escluderli, nel guardarvene, nello scacciarli; se riuscite a concentrarvi sul pensiero che avete scelto, su un oggetto particolare,  pensate di aver in fine avuto successo nella vostra meditazione. Ma, senza dubbio, questa non è meditazione, non vi sembra? La meditazione non è un processo esclusivo: esclusivo nel senso di escludere, di costruire una resistenza contro idee che si incrociano. La preghiera non è meditazione e quanto alla concentrazione intesa come esclusione, neppure essa lo è.
Cos'è la meditazione? La concentrazione non lo è, poiché dove vi è interesse è relativamente facile concentrarsi su qualche cosa. In generale chi progetta la guerra, il massacro, è concentratissimo. L'uomo d'affari che fa denaro è concentratissimo: può persino essere brutale, metter da parte qualsiasi altro sentimento e concentrarsi interamente su ciò che desidera. Chi si interessa a qualcosa, si concentra naturalmente, spontaneamente. Una tale concentrazione non è meditazione, è pura esclusione.
Perciò, cos'è la meditazione? Senza dubbio la meditazione è l'intendimento: la meditazione del cuore è intendimento. Come può esservi intendimento se vi è esclusione? Come può esservi intendimento dove vi è richiesta, supplica?
Nel comprendere è pace, è libertà; cioè, da ciò che comprendete sarete liberati. La pura concentrazione e la preghiera non comportano intendimento. L'intendere è la base stessa, è il processo fondamentale della meditazione. Su ciò non dovete accettare la mia parola; ma, se esaminate veramente da vicino la preghiera e la concentrazione, se le esaminerete profondamente, scoprirete che né l'una né l'altra conducono all'intendimento. Conducono soltanto all'ostinazione, ad una fissazione, all'illusione. Mentre quella meditazione nella quale vi sia intendimento, comporta libertà, chiarezza e integrazione.
Che cosa dunque intendiamo per intendimento? Intendere significa conferire retto significato, retta valutazione a tutte le cose. Essere ignoranti significa conferire valori non retti; la natura stessa della supidità consiste nella mancanza di comprensione dei retti valori. L'intendimento nasce quando vi sono retti valori, quando questi vengono stabiliti. E come li si dovrà stabilire: Il retto valore della proprietà, della relazione, delle idee? Perchè i retti valori nascano, dovrete comprendere chi pensa, non è vero? Se non comprendo chi pensa, cioè me stesso, quel che io scelgo non ha significato; vale a dire se non conosco me stesso, la mia azione, il mio pensiero, non avranno il minimo significato. Perciò la conoscienza di sé è l'inizio della meditazione: non quella conoscenza che traete dei miei libri, dalle autorità, dai guru, quella che nasce dall'investigazione di se stessi, cioè dalla consapevolezza di sé. La meditazione è l'inizio della conoscenza di sé, e senza conoscenza di se non vi è meditazione. Se non intendo le strade che prendono i miei pensieri, i miei sentimenti, se non comprendo i miei motivi, i miei desideri, le mie esigenze, la mia ricerca di schemi di azione, cioè di idee; se non conosco me stesso, non vi è fondamento al pensare; il pensatore che semplicemente domanda, prega o esclude, senza comprender se stesso, inevitabilmente finirà nella confusione, nell'illusione.
L'inizio della meditazione è la conoscenza di se stessi, il che significa essere consapevoli di qualsiasi movimento, pensiero e sentimento, conoscere tutti gli strati della mia coscienza, non soltanto quelli superficiali ma anche quelli nascosti, le attività profondamente celate. Per conoscere le attività celate nel profondo, i motivi, le risposte, i pensieri ed i sentimenti profondamente nascosti, occorre la tranquillità della mente consapevole; vale a dire, la mente conscia dev'essere calma per poter percepire la proiezione dell'inconscio. La mente superficiale, conscia, si occupa delle sue attività quotidiane della nostra esistenza. Quella mente superficiale deve comprendere il retto significato delle proprie attività e pertanto rendersi tranquilla. Non potrà ottenere tranquillità, quiete con la pura irreggimentazione, con la costrizione, con la disciplina. Potrà giungere alla tranquillità, alla pace, alla quiete soltanto intendendo le proprie attività, osservandole, essendone consapevole, scorgendo la pura brutalità, il modo in cui parla al servo, alla moglie, alla figlia, alla madre e così via. Quando la mente superficiale, consapevole, sarà completamente conscia di tutte le sue attività, attraverso questo intendimento spontaneamente si quieterà, non si lascerà drogare dalla costrizione né irreggimentare dal desiderio; allora si troverà nella posizione di ricevere gli ordini, le sollecitazioni dell'inconscio, dei numerosi, numerosissimi strati della mente: gli istinti razziali, le memorie sepolte, le finalità nascoste, le ferite profonde e ancora non sanate. Soltanto quando tutto ciò si sarà proiettato e sarà stato inteso, quando la coscienza intera sarà stata dissepolta, sarà stata liberata da tutte le ferite, si troverà nella condizione di recepire l'eterno.
La meditazione è conoscenza di sé, e senza di ciò non vi è meditazione, Se no siete consapevoli di tutte le vostre risposte, continuamente; se non siete pienamente consapevoli e, al corrente di tutte le vostre attività quotidiane, semplicemente chiudervi in una stanza e sedere difronte ad un quadro del vostro guru, del vostro Maestro, e meditare, non è un'evasione, perché senza la conoscenza di se non vi è retto pensare e, senza il retto pensare, ciò che fate non ha significato, per quanto siano nobili le vostre intenzioni. Così la preghiera non ha significato senza la conoscenza di sé; ma quando vi è conoscenza di se vi è pure retto pensare e dunque retta azione. Essendovi retta azione, non vi è caos, e pertanto non si ha la supplica rivolta a qualcun altro affinché ve ne guidi fuori. Chi è pienamente consapevole sta meditando; non prega perché non desidera nulla. Attraverso la preghiera e l'irreggimentazione, attraverso la ripetizione e tutte le cose del genere, potrete ottenere una certa quiete, ma tale quiete non è che sordità, il ché ridurrà la mente ed il cuore ad uno stato di spossatezza. Essa droga la mente; e l'esclusione, che chiamerete concentrazione, non porterà alla realtà: nessuna esclusione può farlo. Ciò che comporta intendimento è la conoscenza di sé e, non è molto difficile essere consapevoli, se si ha retta intenzione. Se avete interesse a scoprire l'intero processo di voi stessi - non semplicemente la sua parte superficiale ma il processo totale dell'intero vostro essere - allora ciò sarà relativamente facile. Se realmente intendete conoscere voi stessi, ricercherete entro il vostro cuore e dentro la vostra mente per conoscerne il totale contenuto; e quando si ha l'intenzione di conoscere, si conosce, Allora potrete seguire, senza condanna o giustificazione, qualsiasi movimento del pensiero e del sentimento; seguendo ogni pensiero e qualsiasi sentimento man mano che sorge, giungerete ad una tranquillità che non sarà imposta, che non sarà irreggimentata, ma che sarà di non aver più problemi, del non aver più contraddizioni. E' come lo stagno che quieta, si placa, ogni sera quando non c'è vento; quando la mente è calma, allora nasce quanto è incommensurabile.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

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