martedì 22 luglio 2014

Quel che c'è da sapere sulle Scie Chimiche!

Ciao a tutti...vi sottopongo un argomento un po' complesso...le così dette "scie chimiche"!!!
Sarebbero dei nano particolati di metalli come alluminio, bario, torio, ferro, titanio eccetera, oltre a quarzo, silicio e polimeri organico-sintetici non presenti in natura, che vengono irrorati nel celo a diverse altitudini e, sembrerebbe, per diversi scopi.

Se ne parla tanto di questi tempi, di scie chimiche, ci sono diversi ricercatori indipendenti, giornalisti, biologi....che si stanno interessando a questa situazione già da diverso tempo!
Ne hanno parlato anche telegiornali e programmi tv come Report, per fare un'esempio...e quindi mi è venuta voglia di mettere sul tavolo l'argomento.

Comincio con le reti TV che hanno affrontato l'argomento "Scie Chimiche" (ovviamente sono solo quello che sono riuscito a trovare su youtube!).

Scie chimiche in TV:
(Invito tutti a visionare integralmente i video che vi sto per sottoporre! fate uno sforzettino....prendetevi un po' di tempo e guardateli con attenzione, possibilmente cercando di essere obbiettivi)

Su una rete Italiana
-ATTIVO.TV - SCIE CHIMICHE E' UFFICIALE

Alla trasmissione Voyager (ve ne propongo uno stralcio, tanto per intendersi)
-H.A.A.R.P. e SCIE CHIMICHE - Prime "ammissioni" nella TV di Stato

Arcoiris.tv
- Scie Chimiche Arcoiris.tv

- SCIE CHIMICHE IN ITALIA.SENTITE L'ON. DI PIETRO COSA DICE SULL'ARGOMENTO.INCREDIBILE!!!!


Trasmissione Rebus in onda su Odeon
-Scie chimiche : Trasmissione REBUS (Odeon TV) 

TV locale Sarda (5 stelle)
-"Il cielo di metallo" Scie chimiche alla TV locale sarda 5 stelle.avi

Trasmissione tv, di una rete Spagnola
-Analisi scie chimiche in TV Spagnola. In Italia? TSO per chi ne parla ...

Un telegiornale Americano
-Scie chimiche in TV americana

Un telegiornale Tedesco
-Scie Chimiche sulla TV Tedesca (RTL-TV)

Un telegiornale Francese
-Un telegiornale Francese, parla di manipolazioni climatiche (scie chimiche & progetto HAARP)

Il rappresentante del movimento ecologico Serbo denuncia le scie chimiche
-Il rappresentante del movimento ecologico Serbo denuncia le scie chimiche!

naturalmente, le informazioni trasmesse dai canali, potrebbero non essere accurate, presentare erroneità, omissioni eccetera...ma serve comunque per dire che, l'argomento ormai non è relegato solamente al web e ai cosiddetti "complottisti" ma, ormai, fa parte anche del mondo televisivo, scientifico e certamente politico!..e non solo a livello italiano; quindi a questo punto possiamo dire che, queste "Scie" sono presenti nei nostri celi!...sono sotto gli occhi di tutti!
Quello che, invece, è incerto a molti e appurato per alcuni, è la natura di queste Scie!...cioè, da cosa sono formate, chi le produce e...perchè?...oltre a un'altra domanda che sorge spontanea una volta conosciuta questa realtà (e ammesso che siano quel che si dice) Coè...che impatto hanno queste Scie Chimiche sull'ecosistema???

Queste domande trovano risposta ascoltando cosa dicono i ricercatori, gli scienziati e i giornalisti indipendenti che si sono interessati a questo fenomeno di geoingegneria, portando con se analisi di laboratorio scrupolose, testimonianze, documenti ufficiali e quant'altro:

- SCIE CHIMICHE LA GUERRA SEGRETA - By Tanker Enemy - Rosario Marcianò 

- Scie chimiche - Elia Menta - San Mauro Torinese (TO)

- SCIE CHIMICHE E UMANITA' SINTETICA (PSICOTRONICA)

- Scie chimiche e geoingegneria videocamera  Con la collaborazione di TOM BOSCO (Direttore di Nexus) WALTER PANSINI (Fondatore Alister) GIORGIO PATTERA (Biologo)


- Confessione di un ingegnere aerospaziale

Buon aerosol a tutti !!!

La'awiyah




martedì 21 gennaio 2014

Sulla Morte - La prima ed ultima Libertà - Jiddù Krishnamurti

Domanda: Che relazione ha la morte con la vita?

Krishnamurti: Vi è separazione tra vita e morte? Perché riteniamo la morte qualcosa di diverso dalla vita? Perché temiamo la morte? E tale separazione è reale, o puramente arbitraria, o è una cosa della mente?
Quando parliamo di vita, intendiamo il vivere come un processo di continuità nel quale vi è identificazione. Io e le mie passate esperienze: questo intendiamo per vita, non è così? La vita è un processo di continuità nella memoria, sia conscio che inconscio, con i suoi vari sforzi, dispute, incidenti, esperienze e così via. Tutto ciò è quel che chiamiamo vita; in opposizione, vi è la morte, che vi pone fine. Avendo creato l'opposto, cioè la morte e temendola, procediamo a considerare la relazione tra vita e morte; se possiamo gettare un ponte sull'abisso mediante un qualche spiegazione, mediante la fede nella continuità, nell'al di là, siamo soddisfatti. Crediamo nella reincarnazione o in qualche altra forma di continuità del pensiero, e allora cerchiamo di stabilire una relazione tra il noto e l'ignoto. Cerchiamo di gettare un ponte tra il noto e l'ignoto e con ciò di trovare la relazione tra passato e futuro. E' questo ciò che facciamo, non è così? Quando investighiamo se vi siano relazioni tra vita e morte. Intendiamo sapere come superare l'abisso tra la vita e la fine: è questo il nostro desiderio fondamentale.
Ora, la fine, cioè la morte, può conoscersi mente si vive? Se possiamo conoscere che cosa sia la morte mentre viviamo, allora non avremo problema. E' perche non possiamo sperimentare l'ignoto mentre ancora viviamo, che la temiamo. Il nostro sforzo è di stabilire una relazione tra noi stessi, cioè il risultato del noto, e quello dell'ignoto che chiamiamo morte. Può esservi relazione tra il passato e qualche cosa, che la mente non può concepire, e che chiamiamo morte? Perché separiamo le due cose? Non è forse perché la nostra mente può funzionare soltanto nell'ambito del noto, nell'ambito del continuo? Conosciamo noi stessi soltanto come pensatori, come agenti, con certe memorie di miseria, piacere, amore, affezione, vari tipi di esperienza; conosciamo noi stessi soltanto come qualcosa che continua: altrimenti non avremmo memoria di noi stessi come di qualche cosa. Ora, quando questo qualcosa giunge a termine, il che chiamiamo morte, si ha paura dell'ignoto; e così vogliamo tratteggiare i lineamenti dell'ignoto nel noto, e tutto il nostro sforzo è di conferire all'ignoto continuità. Vale a dire, non vogliamo conoscere la vita, che include la morte, ma vogliamo conoscere il modo di continuare per non finire. Non vogliamo conoscere la vita e la morte, vogliamo solo sapere come continuare senza finire.
Ciò che continua non si rinnova. Non può esservi nulla di nuovo, nulla di creativo in ciò che continua: il che è piuttosto ovvio. Soltanto quando la continuità ha termine, vi è la possibilità di qualche cosa che sia sempre nuovo. Ma è appunto questo termine che temiamo, e non vediamo che soltanto nel finire può esservi rinnovamento, creatività, l'ignoto: e non nel trascinare di giorno in giorno le nostre esperienze, memorie e sventure. Soltanto se ogni giorno moriamo rispetto a tutto ciò che è antico potrà esistere il nuovo. Il nuovo non può esistere dov'è continuità: perché il nuovo è creazione, è l'ignoto, l'eterno, dio, o ciò che volete. La persona, l'entità continua, che cerchi l'ignoto, il reale, l'eterno, non lo troverà mai: perché potrà trovare soltanto ciò che proietta fuori di se stesso, e ciò che proietta non è la realtà. Soltanto nel timore, nel morire, potrà conoscersi il nuovo; e chi cerchi di trovare una relazione tra vita e morte, e cerchi di superare l'abisso tra la propria continuità e ciò che egli ritiene esista al di là, vive in un mondo fittizio, irreale, in una proiezione di se stesso.

Ora è possibile, vivendo, morire - il che significa giungere a termine, essere come nulla? E' possibile, pur vivendo in questo mondo, ove tutto si accresce sempre più o diminuisce sempre più, ove tutto è un processo per arrampicarsi, ottenere, aver successo, è possibile in un mondo così fatto conoscere la morte? E' possibile por temine a tutti i ricordi, non della strada che vi porta alla vostra casa e così via, ma all'attaccamento intimo mediante la memoria alla sicurezza psicologica, alle memorie accumulate e immagazzinate, nelle quali si cerca sicurezza, felicità? E' possibile por termine a tutto ciò: il che significa morire ogni giorno in modo che domani possa darsi un rinnovamento? Soltanto allora si conoscerà la morte vivendo. Soltanto in quel morire, in quel giungere a termine, in quel mettere fine alla continuità, si ha rinnovamento, si ha quella creazione, che è eterna.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

martedì 27 agosto 2013

SULLA MEMORIA - La prima ed ultima libertà - Jiddù Krishnamurti

Domanda: Lei dice che la memoria è un'esperienza incompleta. Io ricordo, e serbo una vivida impressione delle Sue conversazioni. In che senso si tratta di un'esperienza incompleta? Per favore, mi spieghi quest'idea in tutti i suoi dettagli.

Krishnamurti: Che cosa intendiamo per memoria? Si va a scuola e ci si riempie di fatti, di scienza tecnica. Se si è un tecnico, si impiega la memoria della scienza tecnica per costruire un ponte. Questa è memoria fattuale. Vi è pure una memoria psicologica. Voi mi avete detto qualche cosa, piacevole e spiacevole, ed io la serbo; quando vi riincontro, vi incontro con quella memoria, con la memoria di ciò che avete detto o non detto. Vi sono due aspetti della memoria, quello psicologico e quello fattuale. Sono sempre interrelati, e perciò non si distinguono chiaramente. Sappiamo che la memoria fattuale è essenziale per vivere, ma la memoria psicologica è essenziale? Qual è il fattore che serba la memoria psicologica? Che cosa fa sì che psicologicamente ci si rammenti un insulto o una lode? Perché si serbano certe memorie ed altre vengono rimosse? Ovviamente si serbano le memorie piacevoli e si evitano quelle spiacevoli. Se osservate, vedrete che le memorie spiacevoli vengono messe da parte assai più rapidamente di quelle piacevoli. La mente è memoria, a qualsiasi livello, con qualsiasi nome voi la chiamiate; la memoria è il prodotto del passato, nel passato si fonda, perché il passato è memoria, è uno stato condizionato. Ora, con tale memoria affrontiamo la vita, affrontiamo una sfida nuova. La sfida è sempre nuova, e la nostra risposta è sempre antica, perché risulta dal passato. Così sperimentare senza memoria è uno stato, e sperimentare con la memoria è uno stato diverso. Vale a dire, vi è una sfida, che è sempre nuova. L'affronto con una risposta, col condizionamento dell'antico. E dunque, che cosa accade? Assorbo il nuovo, lo comprendo; e l'esperienza del nuovo viene condizionata dal passato. Perciò la comprensione del nuovo è soltanto parziale, tale intendimento non è mai completo. Soltanto quando vi è l'intendimento completo di qualche cosa essa non lascia traccia nella memoria. Quando vi è una sfida, sempre nuova, la si affronta con la risposta dell'antico. La risposta antica condiziona quella nuova, e pertanto la devia, la sottopone ad un pregiudizio, è dunque non vi è comprensione completa del nuovo, così che il nuovo viene assorbito entro l'antico e pertanto rafforza quest'ultimo. Ciò può sembrare astratto, ma non è difficile se lo si affronta da vicino ed accuratamente. La situazione del mondo, oggi, esige un atteggiamento nuovo, un modo nuovo di affrontare il problema del mondo, che è sempre nuovo. Siamo incapaci di affrontarlo dal principio perché ci accostiamo ad esso con le nostre menti condizionate, con pregiudizi nazionali, locali, familiari e religiosi. Le nostre esperienze precedenti agiscono come una barriera per l'intendimento della nuova sfida, e così continuiamo a coltivare e a rafforzare la memoria, e pertanto non potremo mai intendere il nuovo, non potremo mai rispondere alla sfida pienamente e completamente. Soltanto quando si è capaci di affrontare la sfida daccapo, in modo nuovo, rinunciando al passato, soltanto allora essa porta i suoi frutti e i suoi tesori.
Chi ha posto la domanda dice: "Ricordo e serbo una vivida impressione delle Sue conversazioni precedenti. - In che senso si tratta di un'esperienza incompleta?" - Ovviamente si tratta di un'esperienza incompleta se non è altro che un'impressione, una memoria. Se Lei ha capito ciò che è stato detto, se ne ha visto la verità, tale verità non è memoria. La verità non è memoria, perché la verità è sempre nuova, si trasforma ininterrottamente. Lei ricorda una conversazione precedente. Perché? Perché sta impiegando la conversazione precedente come guida, perché non l'ha pienamente capita. Ella intende penetrarla e, consciamente o inconsciamente, la serba. Se si comprende qualcosa completamente, vale a dire, se se ne scorge completamente la verità, si vede che non se ne ha alcuna memoria. La nostra educazione è coltivazione di memoria, rafforzamento della memoria. Le vostre pratiche e rituali religiosi, il vostro leggere e conoscere, tutti rafforzano la memoria. Che cosa intendiamo con ciò? Perché impariamo a memoria? Non so se avete notato che avanzando negli anni, si guarda indietro al passato, alle sue gioie, ai sui dolori, ai suoi piaceri; se si è giovani, si guarda al futuro. Perché facciamo questo? Perché la memoria è diventata tanto importante? . Per la semplice ed ovvia ragione che non sappiamo come vivere in modo pieno e completo nel presente. Impieghiamo il presente come strumento per il futuro, e perciò il presente non ha significato. Non possiamo vivere nel presente perché stiamo impiegando il presente come porta verso il futuro. Dato che sto per diventare qualche cosa, non comprenderò mai completamente me stesso, e comprendere me stesso, chi io sia, esattamente, ora, non esige la coltivazione della memoria. Al contrario, la memoria è ostacolo all'intendimento di ciò che è. Non so se avete notato che un pensiero e un sentimento nuovo vi giunge soltanto quando la mente non è catturata entro la rete della memoria. Quando vi è un intervallo tra due pensieri, tra due memorie, quando tale intervallo può venir mantenuto, allora da questo intervallo nasce una nuova condizione, che non è più memoria. Abbiamo ricordi, e coltiviamo la memoria come mezzo per continuare. Il "me" ed il "mio" acquistano un'estrema importanza finché esiste la coltivazione della memoria, e dato che la maggior parte di noi è costruita in base ai "me" ed ai "mio", la memoria gioca nelle nostre vite un ruolo di grandissimo peso. Se non aveste memoria, la vostra proprietà, la vostra famiglia, le vostre ide non sarebbero importanti in quanto tali; così per rafforzare il “me ed il “mio”, coltivate la memoria. Se osserverete bene, vedrete che vi è intervallo tra due pensieri, tra due emozioni. In tale intervallo, che non è prodotto dalla memoria, vi è una libertà straordinaria rispetto al "me" ed al "mio", , e tale intervallo è fuori del tempo.

Consideriamo ora il problema in modo diverso. Senza dubbio la memoria è tempo, non è così? La memoria crea lo ieri, l'oggi e il domani. La memoria di ieri condiziona l'oggi e perciò configura il domani. Vale a dire, il passato, attraverso il presente, crea il futuro. Vi è un processo temporale che si svolge, e che è la volontà di divenire. La memoria è tempo, e attraverso il tempo speriamo di conseguire un certo risultato. Oggi sono un impiegato e, se mi si darà tempo ed opportunità, diverrò il direttore o il proprietario. A questo scopo dovrò avère tempo, e con la medesima mentalità noi diciamo: "Conseguirò la realtà, mi accosterò a Dio". Perciò, per realizzarmi, devo avere tempo, vale a dire devo coltivare la memoria, rafforzare la memoria mediante pratiche e disciplina, essere qualche cosa, conseguire, guadagnare, il che significa continuazione nel tempo. Attraverso il tempo speriamo di raggiungere quanto è fuori del tempo, attraverso il tempo speriamo di conseguire l'eterno. È possibile? Potrete mai cogliere l'eterno entro la rete del tempo, mediante la memoria, che appartiene al tempo? Ciò che è fuori del tempo potrà esistere soltanto quando la memoria, che è il "me" ed il "mio", cesserà. Se vedrete la verità del fatto che, attraverso il tempo, non è possibile comprendere o recepire quanto è fuori del tempo, allora potremo sviscerare il problema della memoria. La memoria delle cose tecniche è essenziale; ma la memoria psicologica, che mantiene il sé, il "me" ed il "mio", che procura identificazione e continuazione del sé, è totalmente nociva per la vita e la realtà. Quando se ne vedrà la verità, il falso cadrà; e perciò non si serberà più, psicologicamente, l'esperienza di ieri. Si guarderà un bel tramonto, un bell'albero in un campo, e quando lo si guarda per la prima volta, lo si gode completamente, interamente; ma vi si ritorna col desiderio di vederlo ancora. Che cosa accade quando vi si ritorna col desiderio di vederlo ancora? Che non vi è gioia, perché è la memoria del tramonto di ieri che ora mi costringe a ritornare, che mi urge a godere. Ieri non vi era memoria, soltanto un apprezzamento spontaneo, e una risposta diretta; oggi si ha il desiderio di ricatturare l'esperienza di ieri. Vale a dire, la memoria sta intervenendo tra voi ed il tramonto, e perciò non vi è gioia, non vi è ricchezza, non vi è pienezza del bello. O ancora: avete un amico, che ieri vi ha detto qualche cosa, un insulto o un complimento, e ve lo ricordate; con questo ricordo incontrate l'amico oggi. Ma in realtà non incontrate l'amico: portate con voi la memoria di ieri, che subito interviene. Così andiamo avanti, cingendo di memoria noi stessi e le nostre azioni, e per questo non vi è più novità, non vi è freschezza. Ecco perché la memoria rende la vita stanca, sorda e vuota. Viviamo in antagonismo gli uni con gli altri perché i "me" ed i "mio" vengono rafforzati dalla memoria. La memoria nasce mediante l'azione nel presente; diamo vita alla memoria attraverso il presente; ma, quando non diamo vita alla memoria, essa scompare. La memoria dei fatti, delle cose tecniche, è un'ovvia necessità; ma la memoria come ritenzione psicologica è nociva all'intendimento della vita, alla comunione con ciascun altro.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

giovedì 18 aprile 2013

Siamo come schiavi...ve ne state accorgendo!?

...è passato qualche mese dal mio ultimo post riguardante le manovre di controllo attuate dal sistema in genere e, quindi, vi propongo un articolo tratto da http://www.altrainformazione.it/wp/2013/04/08/ci-vogliono-docili-schiavi-se-non-ti-sta-bene-diffondi-queste-informazioni/ il quale fa un bel riepilogo di quel che sta succedendo in questi giorni, a livello internazionale, riguardo a OGM, signoraggio bancario, microchip rfid....buona lettura!
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Ci vogliono docili schiavi, se non ti sta bene diffondi queste informazioni!


PRIMO, SAPERE CHI CONTROLLA I POLITICI E MANDANDO A ROTOLI L’EUROPA
I tecnocrati che gestiscono l’unione Europea per conto dei banchieri e della finanza internazionale scelgono i politici, i capi di Governo, i direttori delle testate giornalistiche, dei telegiornali e gli alti ufficiali dell’esercito.
Hanno imposto misure di tassazione che stanno portando miseria e sfascio ai 17 paesi dell’Eurozona, arricchendo e conferendo un potere smisurato agli enti bancari da loro gestiti, espropriando e saccheggiando beni privati e pubblici per miliardi di euro
Hanno reso il nostro Paese servo della Banca Centrale Europea, alla quale, non potendo più battere moneta, lo stato deve chiedere il denaro in prestito, pagando 80 miliardi all’anno solo di interessi.
Hanno imposto il MES, Meccanismo Europeo di Stabilità al quale l’Italia dovrà versare 125 miliardi di euro in 5 anni (25 miliardi all’anno) per far si che in caso di crisi, il MES ce li presti a interesse (!) Prestito che non potremo rifiutare.
[Qui si trova il testo integrale che regola il MES, approfondire in particolare L’ART.32http://www.leggioggi.it/allegati/testo-del-trattato-mes-meccanismo-europeo-di-stabilita/ ]
Ci hanno imposto il Fiscal Compact, che, tramite altri tagli sanguinosi imporrà all’Italia di ridurre il debito di 45 miliardi all’anno, per 20 anni.
Hanno reso fuori legge tutte le sementi naturali e imposto a tutti i coltivatori l’utilizzo delle sementi brevettate dalle multinazionali, molte della quali OGM.
Questo significa anche che hanno imposto gli OGM di Monsanto nei nostri piatti, nei nostri ristoranti, nelle pappe dei nostri figli. [vedi la recente legge approvata da Obamahttp://www.dionidream.com/obama-ha-firmato-latto-di-protezione-monsanto-hr933-legalizzata-lassenza-di-controlli-sugli-ogm/]
Hanno imposto un redditometro mostro che scruta ogni nostro movimento, acquisto, spesa o transazione, 24 ore su 24. Il diritto alla privacy è finito giù dal cesso in una notte.
Stanno facendo la guerra al denaro contante per renderci totalmente servi nei confronti del sistema bancario, con l’intenzione di far scomparire completamente tutte le banconote dalla circolazione nel giro di un paio d’anni.
Hanno istituito un sistema in cui la maggior parte dalle leggi valide sul territorio italiano viene creata, discussa e approvata dalla Commissione Europea e non dal parlamento italiano, da individui totalmente estranei, ineletti e su cui non può esistere alcuna forma di controllo né di opposizione da parte di alcun ente nazionale
All’interno di questo meccanismo hanno approvato una serie di leggi che regolamentano la produzione, la lavorazione, la conservazione, l’additivazione e la distribuzione del cibo e di altri beni di uso comune, stravolgendo e facendo chiudere migliaia di antiche aziende basate su una prestigiosa tradizione secolare.
Hanno attuato lo stravolgimento delle regole che riguardano ogni settore: pesca, acquacoltura, produzione delle carni, etichettatura dei prodotti, produzione prodotti agricoli, trasporti pubblici, su strada e ferrovia. Tutto questo viene deciso a livello comunitario e diventa legge sul territorio italiano.
E’ sempre più evidente l’intenzione di sottoporre la popolazione all’impianto di microchip RFID con funzione di banca dati, controllo di tutte le operazioni finanziarie, tutti i beni, tutti i possedimenti e insieme sistema di localizzazione [vedi http://scienzamarcia.blogspot.it/2013/03/il-microchip-rfid-come-strumento-di.html]
Questo è un elenco incompleto e numerosi altri punti dell’agenda dei tecnocrati-banchieri sono a vari stadi di avanzamento.
E’ evidente che la grande maggioranza della popolazione non si rende conto di quello che sta accadendo e della reale portata perché, semplicemente, le informazioni cruciali non vengono fornite attraverso i normali organi di informazione (TV – Radio – Giornali)
Si rende necessaria una vasta operazione di auto-informazione da parte della popolazione per evitare il peggio. Questo meccanismo perverso deve essere interrotto o ci aspetteranno generazioni di servitù all’interno di uno stile di vita estremamente limitato e di scarsissima qualità
Usano una manciata di vocaboli, ripetuti all’infinito fino a conficcarli nei solchi dell’inconscio collettivo come guardiani e custodi delle loro azioni dissennate: spread, mercati, debito, “responsabilità”, default, integrazione, euro, Europa. Parole trattate come vocaboli sacri, intoccabili, indiscutibili come le mura di una prigione. Queste sono le lame dei coltelli con cui ci minacciano e ci tengono all’interno del labirinto per topi progettato per noi.
Siamo arrivati, attraverso il progressivo innalzamento delle imposte dirette e indirette, a versare “ad altri” il 70% del frutto del nostro lavoro. Questo è inaccettabile.
Attraverso un piano molto subdolo sano riusciti a farci assuefare alla condizione di schiavi docili e servili, per nulla in grado di mettere in discussione le scelte dei reggenti. Ci hanno resi dei molluschi striscianti capaci solo mettere la mano al portafoglio e versare tutto ai padroni.
E’ ora di organizzarsi e organizzarsi significa  DIFFONDERE INFORMAZIONE VERA attraverso la rete e far capire a chi ancora vive di illusioni qual è la realtà e di che pasta sono fatti quelli che tengono le redini dell’Europa.
Occorre capire che questa gente non ha la minima intenzione di agire per il benessere, per la ripresa e il miglioramento, ne per la generazione e spartizione delle ricchezze. Nessuna delle loro leggi porterà prosperità. Nessuna!
Essere Europei sì, ma prima ancora che europei ITALIANI, con le nostre aziende, la nostra produzione artigianale rimasta fino a pochi anni fa fiore all’occhiello della produzione artigianale mondiale, con i nostri prodotti, la nostra lingua, i nostri gesti, LA NOSTRA SOVRANITA’, INDIVIDUALE, LEGISLATIVA E MONETARIA e non i servi di un’elite psicologicamente disturbata e predatoria. [vedi http://scienzamarcia.blogspot.com/2013/02/materiale-informativo-sul-signoraggio-e.html]
Padroni delle nostre leggi, del nostro territorio, dei nostri prodotti migliori e del loro frutto, della nostra moneta, della nostra libertà di cittadini, del nostro diritto di nascita alla prosperità
(articolo tratto dal sito http://www.altrainformazione.it/wp/2013/04/08/ci-vogliono-docili-schiavi-se-non-ti-sta-bene-diffondi-queste-informazioni/ - mi sono permesso di ri-postare tale articolo, data l'importanza delle informazioni trattate! Spero sia cosa gradita...)
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Un'altro articolo che Vi propongo è EUROGENDFOR dal sito La "Teoria Del Complotto"...per dirlo in "due parole" ...eurogendfor è una forza di polizia europea, sovranazionale e totalmente autonoma...Sulla carta è nato il 18 Ottobre 2007, con il "Trattato di Veisen", anche questo poco o nulla pubblicizzato presso i cittadini europei. Non ne fanno parte tutti i Paesi UE, ma solo quelli dotati di una polizia militare: Francia, Spagna, Portogallo, Olanda e Italia. Secondo il Trattato, si tratta di una sorta di superpolizia sovranazionale a disposizione della "UE", dell'"OSCE" ("Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa"), della "NATO" e di altre Organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche....continua su La "Teoria del Complotto.

venerdì 21 dicembre 2012

SULLA CONFUSIONE DELLA MENTE - Jiddù Krishnamurti - La prima ed ultima libertà

Domanda: Ho ascoltato tutte le Sue conversazioni e letto tutti i libri. Le chiedo, nel modo più serio, quale possa essere la scopo della mia vita, se, come Lei dice, ogni pensiero dovrà cessare, ogni conoscenza venir soppressa, ogni memoria perduta. Come pone Lei in relazione quella condizione dell'essere, qualunque essa sia secondo Lei, col mondo in cui viviamo? Quale relazione ha un simile essere con la nostra esistenza squallida e angosciata?

Krishnamurti: Vogliamo conoscere quale sia la condizione che può aversi soltanto quando non vi è più nessuna conoscenza, né chi la riconosca; vogliamo conoscere quale relazione tale condizione abbia col nostro mondo di attività quotidiane, di finalità quotidiane. Sappiamo come sia la nostra vita oggi: squallida, angosciosa, sempre atterrita, del tutto effimera; lo sappiamo assai bene. Vogliamo sapere quale relazione quest'altra condizione abbia con quella: e, se poniamo da parte la conoscenza, se, ci liberiamo dalle nostre memorie e così via, quale sia lo scopo dell'esistenza. Qual è lo scopo dell'esistenza quale noi oggi la conosciamo? E non in teoria, ma in pratica? Qual è lo scopo della nostra esistenza quotidiana? Semplicemente sopravvivere, non è così?, con tutta la nostra miseria, angoscia, confusione, guerre, distruzioni, e così via. Possiamo inventare teorie, possiamo dire: "questo non dovrebbe essere, ma dovrebbe essere qualche altra cosa". Ma queste sono tutte teorie, non fatti. Ciò che conosciamo è confusione, dolore, sofferenza, antagonismo senza fine. Sappiamo pure, se pure lo sappiamo, come tutto ciò nasca. Lo scopo della vita, di momento in momento, ogni giorno, è di distruggersi l'un l'altro, di sfruttarci l'un l'altro sia come individui che in collettività. Nella nostra solitudine, nella nostra miseria, cerchiamo di usare gli altri, cerchiamo di sfuggire a noi stessi: mediante i divertimenti, gli dei, la conoscenza, ogni forma di fede, e l'identificazione. Questo è il nostro fine, conscio o inconscio, secondo il quale viviamo; vi è, al di là di esso, uno scopo più profondo e più ampio, che non sia quello della confusione, dell'acquisizione? E quello stato privo di sforzo ha qualche relazione con la nostra vita quotidiana?
Senza dubbio, esso non ha affatto tale relazione. Come potrebbe averla? Se la mia mente è confusa, torturata, se è solitaria, come potrebbe essere in relazione con qualche cosa che non le appartenga? La verità come può stare in relazione con la falsità, con l'illusione? Non vogliamo ammetterlo, poiché la nostra speranza, la nostra confusione, ci fa credere in qualcosa di più grande, di più nobile, che, diciamo, è in relazione con noi. Nella nostra disperazione cerchiamo la verità, sperando che scoprendola, la nostra disperazione verrà meno. Così possiamo vedere che una mente confusa, una mente oppressa dall'angoscia, una mente che non sia consapevole del proprio vuoto e della propria solitudine, non troverà mai ciò che è al di là di se stessa. Quel che è al di là della mente potrà nascere soltanto quando verranno espulse o comprese le cause della confusione e della miseria. Tutto ciò che ho detto, di cui ho parlato, è come capire se stessi, poiché senza conoscenza di sé il resto non esiste, il resto è solo illusione. Se possiamo comprendere l'intero processo di noi stessi, di momento in momento, allora vedremo che eliminando la nostra confusione, anche il resto nascerà. Allora, sperimentare quello avrà relazione con questo; ma questo non avrà mai una relazione con quello. Stando da questo lato del sipario, nel buio, come potremo avere esperienza della luce, della libertà? Ma quando si abbia, una volta sola, l'esperienza della verità, la si potrà mettere in relazione con questo stesso mondo in cui viviamo. Se non abbiamo mai conosciuto che cosa sia l'amore, ma soltanto dispute, miseria, conflitti continui, come potremo sperimentare quell'amore che non è nulla di tutto questo? Ma quando l'avremo sperimentato anche una volta sola, non dovremo affannarci a cercare la relazione. Allora l'amore, l'intelligenza funzionerà. Tuttavia, per sperimentare quello stato, dovrà cessare ogni conoscenza, tutte le memorie accumulate, tutte le attività identificate con il se, affinché la mente sia incapace di qualsiasi sensazione proiettata. Allora, sperimentandolo, vi sarà azione in questo nostro stesso mondo.
Senza dubbio è questo lo scopo dell'esistenza: andare al di là dell'attività, incentrata sul sé, della mente. Avendo sperimentato quella condizione, che la mente non può misurare, quella stessa esperienza comporterà una rivoluzione interiore. Allora, se vi è amore, non vi è alcun problema sociale. Quando vi è amore non vi è problema di nessuna specie. Proprio perché non sappiamo come amare abbiamo problemi sociali e sistemi filosofici sul modo di trattare i nostri problemi. Io dico che tali problemi non potranno venir mai risolti da alcun sistema, né di destra né di sinistra né di centro. Potranno essere risolti - la nostra confusione, miseria, autodistruzione - soltanto quando potremo sperimentare quella condizione, che non è proiettata dal sé.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

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1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

domenica 18 novembre 2012

Sull'antico e il Nuovo - Jiddù Krishnamurti - La prima ed ultima libertà.

Domanda: Quando L'ascolto, tutto mi sembra chiaro e nuovo. Ma quando sono a casa, l’antica, sciocca inquietudine si ripropone. Cos'è che non va dentro di me?

Krishnamurti: Che cosa ha luogo in concreto nelle vostre vite? Vi è ininterrotta sfida e risposta. Questa è l'esistenza, questa è la vita, non è così? Una sfida e una risposta ininterrotta. La sfida è sempre nuova e la risposta è sempre antica. Ieri vi ho incontrati ed oggi tornate da me. Siete diversi, vi siete alterati, siete mutati, siete nuovi; ma serbo il quadro di voi quali eravate ieri. Perciò lascio che il nuovo si assorba nel vecchio. Non vi incontro di nuovo, ma ho il quadro di ieri, e dunque la mia risposta alla sfida è sempre condizionata. Qui, per l'occasione, cessate di essere bramini, cristiani, di alta casta e così via: dimenticate tutto. Semplicemente ascoltate, siete assorbiti, cercate di scoprire. Ma quando riprendete la vita quotidiana, tornate all'antico "me": tornate al lavoro, alla casta, al sistema, alla famiglia. In altre parole, il nuovo continua a restare assorbito nel vecchio, nelle antiche abitudini, costumi, idee, tradizioni, memorie. Il nuovo non esiste mai, perché affrontate sempre il nuovo mediante l'antico. La sfida è nuova; ma l'affrontate mediante l'antico. Il problema implicito in questa domanda è come liberare il pensiero dall'antico in modo da poter continuare ad esser nuovi. Quando si vede un fiore, quando si vede un viso, quando si vede il cielo, un albero, un sorriso, come lo si affronta in modo nuovo? Perché non lo affrontiamo in modo nuovo? Perché accade che l'antico assorba il nuovo e lo modifichi; perché il nuovo cessa quando tornate a casa? La risposta antica sorge da chi pensa. Chi pensa non è sempre antico? Dato che il vostro pensiero si fonda sul passato, quando affrontate il nuovo è chi pensa che lo affronta: è l'esperienza di ieri che la incontra. Chi pensa è sempre l'antico. Cosi torniamo al medesimo problema in modo diverso: come liberare la mente da, se stessa in quanto entità pensante? Come sradicare la memoria: non la memoria fattuale ma la memoria psicologica, cioè l'accumulazione dell'esperienza? Senza liberarsi dal residuo dell'esperienza, non potremo recepire il nuovo. Liberare il pensiero, esser liberi del processo del pensiero e affrontare, così, il nuovo, è difficile, non è così? perché tutte le nostre fedi, tutte le nostre tradizioni, tutti i nostri sistemi educativi sono un processo di imitazione, di copiatura, di memorizzazione, un processo che vien costruendo il magazzino della memoria. Quella memoria risponde continuamente al nuovo; la reazione di quella memoria la chiamano pensare, ed è quel pensiero che affronta il nuovo. Come è possibile, in questo modo, che il nuova sussista? Soltanto quando non vi è residuo di memoria può esservi novità, e quel residuo sussiste quando l'esperienza non è finita, non è conclusa, terminata, vale a dire quando l'intendimento dell’esperienza è incompleto. Quando l'esperienza e completa, non vi è residuo: è questa la bellezza della vita. L'amore non è residuo, l'amore non è esperienza, è una condizione dell'essere. L'amore è eternamente nuovo. Perciò il nostro problema è il seguente: si può continuare ad incontrare il nuovo, anche se si è tornati a casa? Senza dubbio lo si può. Per farlo, bisogna compiere una rivoluzione, nel pensiero, nel sentimento; sarete liberi soltanto quando qualsiasi reazione verrà compresa pienamente, non semplicemente considerata in modo casuale e gettata da parte. Vi sarà libertà rispetto all'accumularsi della memoria soltanto quando qualsiasi pensiero, qualsiasi sentimento sarà stato completato, pensato fino in fondo. In altri termini, quando qualsiasi. pensiero e sentimento sarà stato pensato fino in fondo, e concluso, vi sarà un termine e vi sarà uno spazio tra quel termine ed il successivo pensiero. In quell'intervallo di silenzio, vi è rinnovamento, e la nuova creatività nasce. Ciò non è teorico, non è poco pratico. Se si cerca di pensare qualsiasi pensiero e sentimento fino in fondo, si scoprirà che si tratta, di una cosa straordinariamente pratica nella nostra vita quotidiana, poiché in tal caso si sarà nuovi, e ciò che è nuovo perdura eternamente. Essere nuovi è creativo ed esser creativi significa essere felici. Un uomo felice non bada se e ricco o povero non gli importa a quale livello della società appartenga, o a quale paese. Non ha capi, né dei né tempi ne chiese perciò non ha dispute né inimicizia. Senza dubbio è questo il modo più pratico per risolvere le nostre difficoltà, in questo mondo di oggi pieno di caos. Ed è perché non siamo creativi nel senso in cui sto usando questa parola che siamo tanto antisociali a tutti i diversi livelli della coscienza. Per essere veramente efficaci e pratici nelle nostre relazioni sociali, nella nostra relazione con qualsiasi cosa, si deve essere felici; né vi può essere felicita se non vi è fine; non vi può essere felicità se perdura, il processo costante del divenire. Nel finire è rinnovamento, rinascita, una novità, una freschezza, una gioia. Il nuovo viene assortito nell'antico e l'antico distrugge il nuovo, finché vi è un background, finché là mente, chi pensa, resta condizionata dal proprio stesso pensiero. Per liberarsi dal background, delle influenze condizionanti, dalla memoria, occorre esser liberi rispetto alla continuità. Vi sarà continuità finché il pensiero ed i sentimenti non saranno terminati completamente. Un pensiero viene completato quando lo si persegue fino a suo termine ed in tal modo si pone termine a qualsiasi pensiero, a qualsiasi sentimento. L'amore non è un'abitudine, non é memoria; l'amore e sempre nuovo. Vi può essere l'incontro con il nuovo soltanto quando la mente è fresca; e la mente non lo è finché resta un residuo di memoria. La memoria è fattuale quanto psicologica. Non parlo della memoria fattuale, ma di quella psicologica. Finché 1'esperienza non sarà stata completamente intesa, vi sarà un residuo che sarà l'antico, che sarà il residuo di ieri la cosa che è passata; il passato assorbe sempre il nuovo e perciò lo distrugge. Soltanto quando la mente é libera dall'antico incontra tutto di nuovo; e in ciò vi è gioia.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

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1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

sabato 15 settembre 2012

SULL' AZIONE SENZA IDEA - Jiddù Krishnamurti - La prima ed ultima libertà


Domanda: Perché venga la Verità Lei patrocina un'azione senza idea. È possibile agire sempre senza idea, vale a dire senza finalità?

Krishnamurti: Che cos'è oggi la nostra azione? Che cosa intendiamo per azione? La nostra azione - ciò che dobbiamo fare o essere - si fonda sull'idea, non è così? È tutto ciò che sappiamo; abbiamo idee, ideali, promesse, formule diverse circa ciò che siamo e ciò che non siamo. Base della nostra azione è una ricompensa futura, o il timore della punizione. Lo sappiamo, non è vero? Tale attività è isolante, ci mura dentro noi stessi. Avete un'idea della virtù e secondo tale idea vivete, agite, in relazione. Per voi la relazione, collettiva o individuale, è azione in funzione di un ideale, della virtù, di una finalità e così via. Quando la mia azione si fonda su un ideale, cioè su un'idea - per esempio, "Devo essere coraggioso", "Devo seguire questo esempio", Devo essere caritatevole", Devo essere socialmente cosciente", e così via - tale idea configura la mia azione, ne è la guida. Tutti diciamo: "Ecco un esempio di virtù che devo seguire"; il che significa: "Devo vivere secondo tale esempio". Così l'azione si fonda su quell'idea. Tra azione ed idea, vi è uno spazio, una divisione, vi è un processo temporale. È così, non vi pare? In altre parole, non sono caritatevole, non amo, non vi è perdono nel mio cuore, ma sento che devo essere caritatevole. Così vi è un abisso tra ciò che sono e ciò che dovrei essere; tutti, continuamente tentiamo di gettare un ponte, su questo abisso. E’ questa la nostra attività, non vi pare?
Ora che cosa accadrebbe se l'idea non esistesse? Con un sol colpo, avremmo eliminato l'abisso, non vi sembra? Sareste ciò che siete. Voi dite: "Sono brutto, devo diventare bello; che devo fare?”, il che è un'azione fondata su un'idea. Dite: "Non sono compassionevole, devo diventarlo". Così introducete un'idea separata dall'azione. E perciò non vi è mai una vera azione fatta da ciò che siete, ma sempre un'azione fondata sull'ideale di ciò che sarete. Lo stupido dice sempre che diverrà intelligente. Sta lì e lavora, si sforza di diventare, non si ferma mai, non dice mai: "Sono stupido". Così la sua azione, fondata su un'idea, non è affatto azione.
Azione significa fare, muoversi. Ma quando avete un'idea, è solo l'ideazione che procede, è solo il processo del pensiero che continua in relazione all'azione. Se non ci fosse idea, che cosa accadrebbe? Siete ciò che siete. Siete privi di carità, non perdonate, siete crudeli, stupidi, sventati. Potete restare così? Se lo fate, guardate che cosa accade. Quando riconosco di non avere carità, di essere stupido, che cosa accade: essendo io consapevole che è così? Non vi è carità, non vi è intelligenza? Quando riconosco completamente, quando mi rendo conto che non è carità e non è amore, nel fatto stesso che vedo ciò che è, non vi è già amore? Non divento immediatamente caritatevole? Se vedo la necessità di ripulirmi, è semplicissimo, vado a lavarmi. Ma se c'è un ideale secondo il quale dovrei essere pulito, allora che cosa accade? Che rinvio la pulizia, oppure questa è superficiale.
L'azione fondata su un'idea è estremamente superficiale, non è affatto azione autentica, è puramente ideazione, cioè non è altro che il processo del pensiero, che prosegue.
L'azione che trasforma gli esseri umani, che comporta rigenerazione, redenzione, trasformazione - chiamate ciò come volete - non si fonda mai su un'idea. È un'azione che non fa riferimento a quanto seguirà, alla punizione o alla ricompensa. Una tale azione è fuori del tempo, perché la mente, cioè il processo del tempo, il processo che calcola, divide, isola, non vi entra.
Questo problema non si risolve facilmente. Molti di voi pongono domande ed aspettano una risposta: "si", oppure "no". È facile fare domande come: "Che cosa intende Lei?", e poi restarsene seduti ed aspettare che io spieghi; ma è assai più difficile trovare da voi la risposta, penetrare tanto profondamente e chiaramente nel problema, senza minimamente corromperlo, che il problema cessi di esistere. Può accadere soltanto quando la mente è realmente in silenzio, di fronte al problema. Il problema, se lo amate, è bello come il tramonto. Ma se vi ponete in antagonismo con esso, non lo comprenderete mai. La maggior parte di noi è in posizione       di antagonismo, perché siamo terrorizzati dal risultato, da ciò che può accadere se procediamo: così vanno perduti il significato e lo scopo del problema.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

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1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

domenica 12 agosto 2012

Che cos'è il sé? - La prima ed ultima libertà - Jiddù Krishnamurti


Sappiamo quel che intendiamo per "sé"? Con tale termine io intendo l'idea, la memoria, l'esito, l'esperienza, le forme diverse di intenzioni denominabili e non denominabili, lo sforzo conscio di essere o non essere, la memoria accumulata dell'inconscio, della razza, del gruppo, dell'individuo, del clan, e tutto questo insieme, sia esso proiettato all'esterno nell'azione o proiettato spiritualmente come virtù: l'impegno verso tutto questo è il sé. In esso è inclusa la competizione, il desiderio di essere. L'intero processo di tutto ciò è il sé; e quando ci troviamo di fronte ad esso, sappiamo in concreto che è una cosa del male. Uso intenzionalmente il termine "male", perché il sé divide: il sé è chiuso in se stesso; per quanto nobili siano, le sue attività separano ed isolano. Tutto questo ci è noto. E conosciamo pure quegli straordinari momenti in cui il sé non c'è, in cui vi è senso di sforzo, di fatica, e che si danno quando vi è amore.
A me pare importante comprendere in qual modo l'esperienza rafforzi il sé. Se facciamo sul serio, dovremmo comprendere questo problema: l'esperienza. Per esperienza che cosa intendiamo? Facciamo esperienza ininterrottamente, subiamo impressioni; e le traduciamo, e reagiamo, o agiamo, secondo esse; calcoliamo, tramiamo, e così via. Vi è da un lato il gioco costante tra quanto oggettivamente vediamo e la nostra reazione, e dall'altro il gioco tra la coscienza e le memorie inconsce.
In base ai miei ricordi reagisco a tutto ciò che vedo, a tutto ciò che sento. In questo processo di reazione a ciò che vedo, che sento, che conosco, che credo, si crea l'esperienza: non è così? L'esperienza è reazione, risposta a qualche cosa che si sia visto. Quando vi vedo, reagisco; e l'esperienza consiste nel dare un nome a tale reazione. Se non le do nome, quella reazione non è un'esperienza. Considerate le vostre reazioni e quanto si verifica intorno a voi. Non vi è esperienza, a meno che non vi sia un processo di denominazione che abbia luogo contemporaneamente. Se non vi riconosco, come posso fare l'esperienza di incontrarvi? Sembra un'osservazione semplice ed esatta. Non è forse un fatto? Vale a dire: se non reagisco secondo í miei ricordi, secondo il mio condizionamento, secondo i miei pregiudizi, come potrò sapere di aver avuto un'esperienza?
Si ha dunque la proiezione di vari desideri. Desidero essere protetto, godere interiormente di sicurezza; oppure desidero avere un maestro, un guru, un docente, un Dio; e sperimento ciò che ho proiettato; vale a dire, ho proiettato un desiderio che ha assunto forma, cui ho conferito un nome; a ciò reagisco. È la mia propria proiezione. È il mio proprio denominare. Quel desiderio che mi dà un'esperienza mi dice: "Ho esperienza"; "Ho incontrato il Maestro"; oppure "Non ho incontrato il Maestro". Voi conoscete l'intero processo del conferire all'esperienza un nome. È il desiderio, ciò che chiamate esperienza: non è così? Quando desidero il silenzio mentale, che cosa accade? Che cosa ha luogo? Vedo l'importanza di possedere una mente silenziosa, una mente in quiete, per diverse ragioni: perché le Upanisbad l'hanno detto, le sacre scritture l'hanno detto, i santi l'hanno detto, ed anch'io, talvolta, sento quanto sia bene essere nella quiete, poiché la mia mente seguita talmente a ciarlare tutto il giorno. Talvolta sento quanto è bello, quanto è piacevole possedere una mente che sia in pace, in silenzio. Il desiderio è, allora, di sperimentare il silenzio. Intendo avere una mente quieta, e così mi domando: "come potrò conseguirla?" Conosco ciò che questo o quel libro dice intorno alla meditazione ed alle varie forme di disciplina. Così, attraverso la disciplina, cerco di sperimentare il silenzio. Il sé, il "me" si è pertanto fissato nell'esperienza del silenzio.
Desidero intendere che cosa sia la verità; è questo il mio desiderio, il mio anelito; ed ecco conseguirne la mia proiezione di ciò che considero la verità, poiché sulla verità ho letto moltissimo; ho udito molte persone parlarne; le. scritture sacre l'hanno descritta. Io voglio tutto questo. Che cosa accade? Il desiderio stesso, l'esigenza stessa viene proiettata, ed io registro un'esperienza perché riconosco lo stato che ho proiettato. Se non lo riconoscessi, non lo chiamerei verità. Lo riconosco e lo sperimento; e tale esperienza conferisce al sé, al "me", energia, non è vero? così il sé si trincera entro l'esperienza. Allora dite: "io so", "il Maestro esiste", "Dio esiste", oppure "Dio non esiste"; ovvero affermate che un particolare sistema politico è giusto e che tutti gli altri non lo sono.
Così, l'esperienza rafforza sempre il "me". Quanto più vi trincerate entro l'esperienza, tanto più il sé si rafforza. Ne risulta che possedete una certa forza di carattere, una certa energia di conoscenza, di fede, che manifestate agli altri perché sapete che non sono bravi quanto voi, e perché avete il dono della penna o della parola, e lo adoperate abilmente. Dato che il sé agisce ancora, le vostre fedi, i vostri Maestri, le vostre caste, il vostro sistema economico, costituiscono tutti un processo di isolamento, e dunque comportano conflitto. Se, sotto questo riguardo, volete essere seri veramente, dovrete dissolvere interamente il processo dell'esperienza.
È possibile che la mente, il sé, non si proiettino, non desiderino, non sperimentino? Vediamo che tutte le esperienze del sé sono una negazione, una distruzione, eppure le definiamo azione positiva, non è vero? È quanto chiamiamo un modo positivo di vivere. Disfare questo processo è, ai vostri occhi, negazione. Avete ragione a questo proposito? È possibile per voi e me, in quanto individui, giungere alla radice, e capire il processo del sé? Vediamo, che cosa determina la dissoluzione del sé? I gruppi religiosi, o di altro tipo, hanno offerto il mezzo dell'identificazione. "Identificatevi con qualcosa di più grande, e il se scomparirà" - questo dicono. Ma senza dubbio 1'identificazione resta pur essa un processo del sé; ciò che è più grande di me, resta una proiezione del "me", che io sperimento e che, dunque, rafforza' il "me".
Tutte le varie forme di disciplina, di fede e di conoscenza altro non fanno, senza dubbio, che rafforzare il sé. È possibile trovare un elemento che dissolva, invece, il sé? Oppure la domanda è mal posta?
È questo ciò che fondamentalmente vogliamo: vogliamo trovare qualche cosa, tale da dissolvere il "me": non è vero? Pensiamo che esistano diversi mezzi a tal fine: precisamente 1'identificazione, la fede e così via; ma sono mezzi posti tutti al medesimo livello; nessuno è superiore all'altro, perché tutti hanno un uguale potere di rafforzare il sé, il "me". E dunque: potrò vedere il "me" dovunque esso operi, vederne la forza e l'energia distruttiva? Qualsiasi nome gli conferisca, si tratta di una forza che isola, di una forza che distrugge, ed io desidero rinvenire una strada per dissolverla. Certamente dovete esservelo chiesto: "vedo 1`"io" che funziona ininterrottamente e che produce sempre angoscia, timore, frustrazione, disperazione, miseria, non soltanto in me, ma anche intorno a me. E possibile che quel sé si dissolva, non parzialmente, ma interamente? " È possibile giungere alla sua radice e distruggerlo? È questa l'unica strada per funzionare veramente: non è forse così? Non desidero essere intelligente parzialmente, ma intelligente in modo integrato. Molti fra noi sono intelligenti a strati, probabilmente voi lo siete in un modo ed io in un altro. Molti di voi sono intelligenti per quanto riguarda gli affari, altri per quanto riguarda il lavoro d'ufficio, e così via; le persone sono intelligenti in modi diversi; ma non siamo intelligenti in modo integrato. Essere intelligenti in modo integrato significa esser privi del sé. È possibile?
È possibile che il sé sia, adesso, completamente assente? Voi sapete che è possibile. Quali sono gli ingredienti, i requisiti necessari? Qual è l'elemento determinante? Potrò trovarlo? Quando pongo questa domanda: "potrò trovarlo"? senza dubbio sono persuaso che sia possibile; e pertanto ho già creato un'esperienza nella quale il sé sta per rafforzarsi, non è così? Comprendere il sé esige grandissima intelligenza, grandissima vigilanza, cautela, osservazione instancabile, in modo che non ci sfugga. Io, che sono veramente molto serio, intendo dissolvere il sé. Mentre lo dico, so che dissolvere il sé è possibile. Nel momento in cui dico "intendo dissolvere questa cosa", in quello stesso momento, ancora, sto sperimentando il sé; così il sé si rafforza. Com'è dunque possibile che il sé non sperimenti? Si può vedere che uno stato creativo non consiste affatto nell'esperienza del sé. Si ha creazione quando il "se" non c'è, poiché la creazione non è intellettuale, non appartiene alla mente, non proietta se stessa, ma è qualcosa al di là di qualsiasi esperienza. È possibile, dunque, che la mente sia in perfetta tranquillità, si trovi m una condizione nella quale non riconosca, non sperimenti, in uno stato ove possa aver luogo la creazione, il che significa in uno stato nel quale il "se" non esiste, il sé sia assente? Questo è il problema, non e così? qualsiasi movimento della mente, positivo o negativo, è un'esperienza che in realtà rafforza il "me". È possibile che la mente non riconosca? Ciò può verificarsi soltanto quando vi è silenzio completo: non però quel silenzio, che costituisce un'esperienza del sé, e che, pertanto, lo rafforza.
Esiste un'entità separata dal sé, che lo contempli e che lo dissolva? Esiste un'entità spirituale che si sostituisca al sé e la distrugga, che lo metta da parte? Noi riteniamo che esista: non è così? La maggior parte delle persone religiose pensa che un tale elemento esista. Il materialista dice: "è impossibile che il sé venga distrutto; può soltanto venir condizionato e limitato, politicamente, economicamente, e socialmente; possiamo mantenerlo fermamente entro un certo schema, e possiamo invece rompere lo schema; e pertanto si può far sì che esso conduca una vita ad alto livello, una vita morale, e non interferisca con nulla, ma segua lo schema sociale e funzioni come una pura macchina". Sappiamo bene tutto ciò. Vi sono altre persone, le cosiddette persone religiose, - che in realtà non sono religiose realmente, anche se così le chiamiamo - che dicono: "fondamentalmente, un tale elemento esiste. Se possiamo metterci in contatto con esso, dissolverà il sé". Un elemento che distrugga il sé, dunque, esiste? Considerate, vi prego, ciò che facciamo. Costringiamo il sé in un angolo. Se consentirete che vi si stringa in un angolo, vedrete che cosa accadrà. A noi
piacerebbe che esistesse un elemento al di fuori del tempo, che non coincida col sé, e che, secondo la nostra speranza, interverrà ed intercederà per distruggere il sé: e lo chiamiamo Dio. Ora, esiste una cosa del genere, che la mente possa concepire? Può esistere o non esistere: non è questo il punto. Ma quando la mente cerca una condizione spirituale al di fuori del tempo, che si metterà in azione allo scopo di distruggere il sé, non è questa forse un'ulteriore forma di esperienza, che rafforza il "me"? Quando si crede, non è appunto questo ciò che accade? Quando si crede che esista la verità, Dio, la condizione al di fuori del tempo, l'immortalità, non è questo un processo che rafforza il sé? È stato il sé a proiettare quanto, secondo ciò che voi sentite e credete, verrà a distruggere il sé. Perciò, avendo proiettato quest'idea di continuazione in uno stato senza tempo come entità spirituale, avete un'esperienza; e tale esperienza non fa che rafforzare il sé; e pertanto, che cosa avete fatto? Non avete realmente distrutto il sé, solo gli avete dato un nome diverso, una qualità differente; il sé c'è sempre, perché lo avete sperimentato. In tal modo la nostra azione, dall'inizio alla fine, è sempre la medesima: solo noi riteniamo che si evolva, che progredisca, che diventi sempre più bella; ma, se osservate interiormente, non è altro che la stessa azione, lo stesso "me" che funziona a diversi livelli, con etichette diverse, con diversi nomi.
Quando si osserva l'intero processo, le abilissime, straordinarie invenzioni, l'intelligenza del sé, il modo in cui esso si cela dietro l'identificazione, la virtù, l'esperienza, la fede, la conoscenza; quando si osserva che la mente si muove in circolo, in una gabbia da lei stessa costruita, che cosa accade? Quando se ne è consapevoli, del tutto consci, allora non ci si sente forse in una quiete straordinaria, non per costrizione, non per ricompensa, non per timore? Quando si riconosce che qualsiasi movimento della mente è puramente una forma per rafforzare il sé, quando lo si osserva, lo si vede, quando se ne è completamente consci nell'azione, quando si è giunti a questo punto - allora si vede che la mente, essendo in una quiete profonda, non ha il potere di creare. Tutto ciò che la mente crea sta in un circolo, che è il campo del sé. Quando la mente non sta creando, vi è creazione, che non è un processo fondato sul riconoscimento.
La realtà, la verità, non sono da riconoscere. Perché la verità venga, la fede, la conoscenza, l'esperienza, il perseguimento della virtù, tutto ciò deve scomparire. La persona virtuosa che sia consapevole di perseguire la virtù non troverà mai la realtà. Potrà essere una persona estremamente per bene; ma ciò è del tutto diverso dall'essere un uomo della verità, una persona che comprende. Per l'uomo della verità, la verità è nata. Un uomo virtuoso è un uomo giusto, e un uomo giusto non potrà mai intendere che cosa sia la verità, perché la virtù è per lui la copertura del sé, il rafforzamento del sé, perché egli persegue la virtù. Quando dice "devo liberarmi dall'avidità", lo stato di non-avidità che sperimenta non fa che rafforzare il sé. Ecco perché è tanto importante esser poveri; non soltanto poveri nelle cose di questo mondo, ma poveri anche di fede e di conoscenza. Chi possieda i beni del mondo, o chi sia ricco di conoscenza e di fede, non conoscerà mai altro che il buio, e sarà centro di ogni equivoco e miseria. Ma se voi ed io in quanto individui, possiamo vedere tutto questo funzionamento del sé, allora sapremo che cosa sia l'amore. Vi assicuro che è questa l'unica riforma che abbia la possibilità di cambiare il mondo. L'amore non è il sé; il sé non può riconoscere l'amore. Voi dite: "io amo"; ma allora, nel momento stesso in cui lo dite, nella stessa esperienza di esso, l'amore non è. Invece, quando si conosce l'amore, il sé non è. Quando vi è amore, il sé non c'è.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

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1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

lunedì 9 luglio 2012

Che cosa cerchiamo? - Jiddù Krishnamurti - La prima ed ultima libertà


Cos'è quel che cerca la maggior parte di noi? Di che cosa ha bisogno ciascuno di noi? Specialmente in questo mondo irrequieto, dove ciascuno cerca di trovare una qualche forma di pace, una qualche forma di felicità, un rifugio, senza dubbio è importante, non è vero? Trovare che cosa si cerchi, che cosa ci si sforzi di scoprire. Probabilmente moltissimi tra noi cercano una qualche forma di felicità, una qualche forma di pace; in un mondo oppresso dall'inquietudine, dalle guerre, dalla competizione, dalla lotta, abbiamo bisogno di un rifugio ove sia un po' di pace. Penso sia questo, ciò che vuole la maggior parte di noi. Così lo perseguiamo, andiamo da una guida all'altra, da un'organizzazione religiosa all'altra, da un maestro all'altro.
Ora, stiamo cercando la felicità, oppure stiamo cercando una remunerazione di qualche tipo, dalla quale contiamo di trarre la felicità? Vi è differenza tra felicità e remunerazione. È possibile cercare la felicità? Forse si può trovare remunerazione; ma certo non è possibile trovare felicità. La felicità è un derivato: è il sottoprodotto di qualche cosa d'altro. Cosí, prima di affidare la mente e il cuore a qualcosa che esige tanto impegno, attenzione, pensiero, tanta accuratezza, dovremo trovare, non è vero? che cosa stiamo cercando: se sia felicità, o remunerazione. Temo che la maggior parte di noi cerchi remunerazione. Abbiamo bisogno di essere remunerati, abbiamo bisogno di trovare, al termine della nostra ricerca, un senso di pienezza.
Dopo tutto, se si cerca la pace la si può trovare molto facilmente. Si può dedicarsi ciecamente ad una causa qualsiasi, a un'idea, e trovarvi un rifugio. Senza dubbio però, ciò non risolve il problema. Il puro isolamento entro "un'idea che ci segreghi in sé, non ci libera dal conflitto. Così dobbiamo trovare, non è forse vero? che cosa, tanto interiormente che esteriormente, sia necessario a ciascuno di noi. Se avremo chiaro ciò, non dovremo andare da nessuna parte, da nessun maestro, da nessuna chiesa, da nessuna organizzazione. Pertanto la nostra difficoltà è aver chiaro, in noi stessi, quale sia la nostra intenzione: non è vero? È possibile averlo chiaro? E questa chiarezza può darcela la ricerca, il tentativo di scoprire che cosa dicano gli altri, dal maestro al predicatore che parla nella chiesa dietro l'angolo? Si deve veramente andare da qualcuno, per trovarla? Eppure è questo, quel che facciamo: non è vero? Leggiamo innumeri libri, partecipiamo a infiniti incontri e discussioni, aderiamo alle più svariate organizzazioni: cercando così di trovare un rimedio alla lotta, alla miseria della nostra vita. Oppure, se non facciamo tutto ciò, pensiamo di aver trovato; vale a dire, affermiamo che un'organizzazione particolare, un particolare maestro, un libro particolare ci soddisfano, in esso abbiamo trovato tutto ciò che ci serve; e in esso rimaniamo, cristallizzati e murati.
Non cerchiamo forse, in tutta questa confusione, qualche cosa di stabile, di permanente, qualche cosa che chiamiamo realtà, Dio, verità, quel che volete? - il nome non importa, senza dubbio la parola non è la cosa. Perciò non facciamoci irretire dalle parole: lasciamolo ai conferenzieri di professione. Vi è, non vero? una ricerca di qualcosa di durevole, in molti di noi: qualcosa cui ci si possa aggrappare; qualcosa che ci dia una fiducia, una speranza, un entusiasmo duraturo, una certezza che resista, perché in noi stessi siamo tanto insicuri. Non conosciamo noi stessi. Sappiamo molto sui fatti, quel che hanno detto i libri; ma,non conosciamo noi stessi, non abbiamo un'esperienza diretta.
E cos'è, ciò che chiamiamo durevole? Cos'è ciò che cerchiamo, che vogliamo, o che contiamo ci dia la durevolezza? Non stiamo cercando una felicità che duri, una ricompensa che duri, una certezza che resti?
Desideriamo qualcosa che duri per sempre, che ci compensi. Se ci spogliamo di tutte le parole e di tutte le frasi, e guardiamo in concreto, è questo, ciò che vogliamo. Vogliamo un piacere durevole, una remunerazione durevole: che chiamiamo verità, Dio, o quel che volete.
Benissimo: vogliamo il piacere. Forse metterla in questo modo è metterla troppo crudamente: ma è questo, che veramente vogliamo: conoscenza che ci dia piacere, esperienza che ci dia piacere, ricompensa che non svanisca 1'indomani. E abbiamo sperimentato diverse ricompense, e sono tutte appassite: e speriamo ora di trovare una ricompensa permanente nella realtà, in Dio. Senza dubbio è questo che tutti noi cerchiamo: intelligenti e sciocchi, teorici e persone qualsiasi che cerchino qualcosa. Esiste una ricompensa durevole? Esiste qualche cosa che durerà?
Ora, se cercate una remunerazione che duri, chiamandola Dio, o verità, o quel che volete - il nome non conta - senza dubbio dovrete comprendere, non è vero? la cosa che cercate. Quando dite "cerco la felicità eterna" - Dio, o la verità, o quel che volete - non dovrete pure intendere quella cosa stessa che cerca, il cercatore stesso? Poiché può darsi che non esista qualcosa come la sicurezza permanente. la felicità eterna. Può darsi che la verità sia qualche cosa di completamente diverso; ed io penso che sia profondamente diversa da ciò che si può vedere, concepire, formulare. Perciò, prima di cercare qualche cosa che duri, non è, ovviamente, necessario comprendere il ricercatore? Il ricercatore è forse diverso da ciò che cerca? Quando dite "cerco la felicità", il ricercatore è forse diverso da ciò che cerca? Il pensatore è diverso dal pensiero? Non sono forse un fenomeno unico, anziché processi separati? Perciò è essenziale, non vi pare? intendere il ricercatore, prima di cercare di scoprire che cosa egli ricerchi.
Siamo così giunti al punto in cui ci domandiamo, con vera serietà e profondità, se la pace, la felicità, la realtà, Dio, o quel che volete, possano esserci dati da qualcun altro. Questa ricerca incessante, quest'ansia, può darci quel senso straordinario di realtà, quel modo creativo di essere, che giunge quando realmente comprendiamo noi stessi? La conoscenza di sé viene attraverso la ricerca, seguendo qualcun altro, appartenendo a qualche organizzazione particolare, leggendo libri e così via? Dopo tutto è questo il problema chiave. non è così?: che, finché non avrò compreso me stesso, non avrò base per il mio pensiero, e tutta la mia ricerca sarà vana. Posso rifugiarmi nelle illusioni, posso sfuggire alla competizione, alla lotta, al conflitto; posso adorare un altro; posso cercare la mia salvezza attraverso qualcun’ altro. Ma finché sarò ignorante su me stesso, finché non sarò consapevole del processo totale di me stesso, non avrò base per pensare, per amare, per agire.
Ma questa è l'ultima cosa che, appunto, vogliamo: conoscere noi stessi. Senza dubbio è l'unico fondamento sul quale possiamo costruire. Ma, prima di poter costruire, prima di poter trasformare, prima di poter condannare o distruggere, dobbiamo conoscere ciò che siamo. Metterci a cercare, a cambiare guide, guru, praticare lo yoga, mormorare preghiere, adempiere ai riti, seguire Maestri e così via, è del tutto inutile: no? Non ha significato, anche se coloro stessi che seguiamo ci dicono "esaminate voi stessi"; perché' ciò che noi siamo, è il mondo. Se siamo meschini, gelosi, vani, cupidi, questo appunto è ciò che creiamo intorno a noi, quésto è la società nella quale viviamo.
A me sembra che, prima di metterci in viaggio per trovare la realtà, per trovare Dio, prima di poter agire, prima di poter avere qualsiasi rapporto l'uno con l'altro, nel che consiste la società, è essenziale cominciare col comprendere noi stessi. Ritengo veramente saggio chi sia assorbito interamente, anzitutto, da questo, e non dal modo di conseguire una meta particolare; perché, se voi ed io non comprenderemo noi stessi, come potremo, agendo, provocare una trasformazione nella società, nei rapporti con gli altri, in qualsiasi cosa facciamo? E ciò non significa, è ovvio, che la conoscenza di sé sia contrapposta, o isolata, rispetto alla relazione con gli altri. Non significa, è ovvio, sottolineare il me, l'individuale, come opposto alla massa, come opposto ad un altro.
Ora, senza conoscere voi stessi, senza conoscere il vostro proprio modo di pensare e la ragione per la quale fate certe cose, senza conoscere il background del vostro proprio condizionamento e i motivi per i quali nutrite certe fedi sull'arte e la religione, sul vostro paese e il vostro vicino e su voi stessi, in qual modo potrete veramente pensare ad una qualsiasi cosa? Se non conoscete il vostro background, se non conoscete la sostanza del vostro pensiero e donde esso provenga, senza dubbio la vostra ricerca è profondamente futile, e la vostra azione non ha alcun significato. Non vi pare? E che siate americano o indù, o quale sia la vostra religione, non ha ugualmente alcun significato.
Prima di poter scoprire qual è lo scopo ultimo della vita, che cosa significhi tutto - guerre, rivalità nazionali, conflitti, tutto questo guazzabuglio - dovremo cominciare da noi stessi: non è forse vero? Suona tanto semplice, ma è estremamente difficile. Per seguire se stessi, per vedere il modo in cui funziona il proprio pensiero, è necessario essere straordinariamente attenti, sempre piú attenti, cosí che, quando si comincia ad essere sempre più attenti ai meandri del proprio modo di pensare, delle proprie reazioni, dei propri sentimenti, si comincia pure a possedere una consapevolezza maggiore non soltanto di se stessi, ma anche di un altro con cui si stia in rapporto. Conoscere se stessi è studiarsi nell'azione, che è relazione. La difficoltà è che siamo troppo impazienti; vogliamo riuscire, vogliamo raggiungere uno scopo, e così non abbiamo né il tempo né l'occasione di concederci l'opportunità di studiare, di osservare. Alternativamente ci siamo dedicati a varie attività - guadagnarci la vita, allevare bambini - oppure abbiamo assunto certe responsabilità nelle più svariate organizzazioni; e ci siamo impegnati in tanti modi diversi, che abbiamo ben poco tempo per riflettere su noi stessi, per osservare, per studiare. Così, in realtà, la responsabilità della reazione dipende da noi stessi, e non da un altro. Ricercare dei guru, ed i loro sistemi, per tutto il mondo, leggere i libri più recenti su questo e su quello, e via discorrendo, a me pare terribilmente vuoto, terribilmente futile: perché potrete girare tutta la terra, ma a voi stessi dovrete ritornare. E, poiché per la maggior parte siamo totalmente inconsapevoli di noi stessi, è estremamente difficile cominciare a vedere chiaramente entro il processo del nostro pensiero, del nostro sentimento, del nostro agire.
Più conosceremo noi stessi, più vi sarà chiarezza. La conoscenza di sé non ha limite: non si raggiunge una meta, non si perviene ad una conclusione. È un fiume che non ha fine. E man mano che lo si studia, man mano che sempre più vi si penetra, si trova pace. Soltanto quando la mente è tranquilla - attraverso la conoscenza di sé, e non mediante un'autodisciplina imposta - soltanto allora, in quella tranquillità, in quel silenzio, potrà venire alla luce la realtà. Soltanto allora vi sarà felicità; vi sarà azione creativa. Ed a me sembra che senza questo intendimento, senza quest'esperienza, limitarsi a legger libri, a partecipare alle conferenze, a fare propaganda, sia del tutto infantile: un puro agire, senza troppo significato; mentre se si giunge a comprendere se stessi, e a raggiungere così quella felicità creativa, quella esperienza concreta di qualche cosa che non appartiene alla mente, allora forse potrà verificarsi una trasformazione nella relazione immediata che ci riguarda e, pertanto, nel mondo in cui viviamo.

Testo tratto dal libro " La prima ed ultima libertà"

Copywrite
1954 Krishnamurti Writings, inc., Ojai , U.S.A.
1969 Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma

sabato 14 aprile 2012

N.W.O: in Uzbekistan, le DONNE vengono STERILIZZATE A LORO INSAPUTA !!!


Aprile 2012 – 14:55     http://www.prigioniero.6serve.com/

La giornalista britannica denuncia la campagna di sterilizzazione forzata in Uzbekistan e spiega che nel paese e’ in atto una un piano silenzioso e forzato di sterilizzazione delle donne. Racconta la giornalista: Adolat proviene da Uzbekistan, dove  l’unico scopo  reale di  vita gira intorno ai bambini ed e’ quello di avere una grande famiglia come parametro di   successo personale (Nda queste persone non hanno davvero nulla gli rimane di bello solo i figli e la famiglia). Adolat pensa a se stessa come un fallimento. “Che cosa saro’ io dopo quello che mi è successo?” mentre con la mano accarezza i capelli della figlia – la ragazza la cui nascita cambiato la vita di Adolat.
“Ho sempre sognato di avere quattro – due figlie e due figli – ma dopo la mia seconda figlia non riuscivo a rimanere incinta, .Il governo Uzbeko  ha deciso che  molte donne sono destinate ad essere sterilizzate e che e’ stata decisa un “quota ” questo e quello che mi ha riferito il ginecologo”.

audio in inglese del reportage della giornalista inglese
Racconta la donna uzbeka che era andata a farsi visitare da un medico ginecologo e ha scoperto che era stata sterilizzata appena dopo aver dato alla luce la figlia con un parto cesareo. Ero sotto shock ho pianto e ho chiesto: “Ma perché… Come avete potuto farmi questo? Il medico ha risposto che Questa è ora la legge in Uzbekistan. “
La legge sulla sterilizzazione Uzbekistan ovviamente non e’ ufficiale ma solo ufficiosa. (NdA leggi nascosta al pubblico) ma le prove raccolte dalla BBC suggeriscono che le autorità mediche hanno l’ordine di eseguire un programma in questi ultimi due anni per sterilizzare le donne in tutto il paese e quasi sempre a loro insaputa.
I giornalisti stranieri non sono i benvenuti in Uzbekistan, e alla fine di febbraio di quest’anno le autorità li hanno fatti sloggiare dal paese. La giornalista racconta che ha incontrato Adolat e molte altre donne uzbeche nel vicino Kazakhstan e che anche raccolto testimonianze per telefono ed e-mail, e nelle registrazioni che ha fatto uscire dal paese tramite corriere.
Nessuna delle donne ha voluto dare il loro vero nome, ma provengono da diverse parti dell’Uzbekistan e le loro storie sono coerenti con le testimonianze date da  medici e professionisti sanitari all’interno del paese.
dice nelle testimonianze raccolte un ginecologo dalla capitale uzbeco di Tashkent:
“Ogni anno ci viene presentato un piano di sterilizzazione per ogni medico e viene detto quante donne ci si aspetta che donne debbano essere sterilizzate”

Come tutti i medici che ha intervistato la cronista della bbc hanno parlato a condizione di mantenere  l’anonimato. Parlare con un giornalista straniero potrebbe tradursi in una pena detentiva, in un paese dove la tortura durante la detenzione è la norma: “C’è una quota. La mia quota è di quattro donne al mese,” dice un altro ginecologo.
Due altre fonti mediche suggeriscono che esiste una pressione particolarmente forte per i medici nelle zone rurali Uzbekistan, dove sono attesi alcuni ginecologi per sterilizzare fino a otto donne alla settimana.
“Una o due volte al mese, a volte più spesso, un’infermiera della clinica locale viene a casa mia cercando di portarmi in ospedale per farmii operare”, dice una madre di tre figli nella regione Jizzakh dell’Uzbekistan. L’infermiera insistendo “sull’importanza” dell’operazione:
“Ora è gratis, ma in seguito si dovrà pagare per questo, ti conviene farlo ora”
Un’altra madre dice che  dopo qualche mese dopo aver partorito soffriva di uno strano dolore e sanguinava, poi ha avuto un controllo ecografico e ha scoperto che il suo utero era stato rimosso. Mi dissero : Che cosa te ne fai di altri bambini? Ne hai già due
La BBC ha raccolto la testimonianza simile dalla valle di Fergana, Bukhara la regione e due villaggi vicino alla capitale Tashkent.
Secondo una fonte del Ministero della Salute, il programma di sterilizzazione è destinato a controllare la crescente popolazione dell’Uzbekistan, che è ufficialmente ritenuta di 28 milioni di persone. I ricercatori demografici sono scettici a tale stima e indicano che gran numero di persone sono emigrate e l’ultimo censimento nel 1989, quando la popolazione era pari a circa 20 milioni
Sulla carta le sterilizzazioni dovrebbero essere volontarie ma le donne in realtà non hanno una scelta
“Stiamo parlando di decine di migliaia di donne che sono sterilizzate in tutto il paese”, dice Sukhrob Ismailov, che dirige il gruppo di lavoro di esperti, una delle poche organizzazioni non governative che operano in Uzbekistan.
Nel 2010, il Gruppo di lavoro di esperti ha condotto uno di sette mesi lunga indagine dei professionisti medici e raccolto prove di circa 80.000 sterilizzazioni nel corso del periodo, ma non c’è modo di verificare il numero delle “procedure” con il consenso del paziente.
I primi casi di sterilizzazione forzati sono stati segnalati nel 2005 a Gulbakhor Turaeva – un patologo nella città di Andijan che ha notato che gli uteri di giovani, donne sane venivano portati in una camera mortuaria dove stava lavorandoo.
Dopo aver raccolto le prove di circa 200 sterilizzazioni forzate, rinracciando le donne da cui sono era stato rimosso l’utero, ando’ a chiedere spiegazioni alla dirigenza del personale medico per una spiegazione e il risltato e’ stato che lo hanno licenziato.
Nel 2007 Turaeva andato in prigione, accusato di contrabbando di letteratura opposizione nel paese. Come molti altri, ha rifiutato di essere intervistato per questo rapporto a causa dei timori per la sua e la sicurezza dei suoi figli ma racconta che gli Sterilizzato la madre.
Nel 2007, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha anche riferito sterilizzazioni forzate e isterectomie in Uzbekistan, e il numero di casi sembrano diminure drasticamente (NdA toh e che altro doveva dire il noto braccio del nuovo ordine mondiale per non allarmare?)
In realta’ secondo fonti mediche, nel 2009 e nel 2010 il governo ha emesso delle direttive  alle cliniche per essere in grado di effettuare la contraccezione chirurgica. Nel 2009, i medici della capitale sono stati spediti anche alle zone rurali per aumentare la disponibilità di servizi di sterilizzazione. Ci sono prove che il numero di sterilizzazioni in realta’ stiano aumentando. Una testimonianza di un medico afferma:
“Sulla carta le sterilizzazioni dovrebbero essere volontarie, ma le donne in realtà non avere una scelta E ‘molto facile da manipolare una donna, specialmente se è povera. Si può dire che la sua salute ne risentirà se ha più figli. Puoi dirle che la sterilizzazione è la cosa migliore per lei. Oppure si può solo fare l’operazione.”
La giornalista ha parlato con diversi medici e tutti confermano che negli ultimi due anni c’è stato un drammatico aumento di parti cesarei, che forniscono i chirurghi una facile opportunità per sterilizzare la madre. Questi medici contestano le dichiarazioni ufficiali che solo il 6,8% delle donne partoriscono con taglio cesareo.
“Le Norme in materia di parto cesareo erano molto stretto, ma ora credo l’80% delle donne partorisce con taglio cesareo. Questo rende molto facile da eseguire una sterilizzazione e legare le tube di Falloppio” ha spiegato un capo chirurgo in un ospedale nei pressi della capitale Tashkent.
“L’Uzbekistan sembra essere ossessionato con i numeri e le classifiche internazionali”, afferma Steve Swerdlow, direttore per l’Asia Centrale di Human Rights Watch. “Karimov è riuscito a raggiungere un accordo nel rapporto con l’Occidente perche’ ormai non ci sono piu’conseguenze per le sue azioni e violazioni dei diritti umani”, spiega Swerdlow.
La solita nota a margine del prigioniero:  Inanzitutto segnalo le frasi terrificanti dette  dei cosidetti “pro-sterlizzatori” che non solo sono da incubo ma sono senza un briciolo di umanita’, che sono un classico di chi fa parte o esegue gli ordini degli Illuminati. Faccio  inoltre notare a voi lettori due cose molto interessanti in questo articolo, che innanzitutto le Nazioni Unite minimizzano gli eventi che stanno accadendo in Uzbekistan e che apparentemente il presidente Uzbeko e la sua dittatura ha trovato ultimamente un equilibrio con l’occidente… Da quando? Per caso non e’ in relazione proprio alla volonta’ da parte di tale dittatore di portare avanti la legge sulla sterilizzazione forzata dei propri cittadini?  Guardiamo i fatti: Sterilizzazione, Onu che minimizza, L’occidente che comincia ad allentare la morsa… tutte casualita’ oppure non e’ proprio in relazione con le decisioni di sterlizzazione mondiale in lista sull’agenda del Nuovo Ordine Mondiale/Illuminati?

Articolo proveniente da http://www.stampalibera.com/?p=43753

25 Aprile 2020 ore 17:00 Riprendiamoci la nostra libertà!

Con questo grido invitiamo tutti coloro che vogliono essere LIBERI! Liberi di andare dove gli pare come da costituzione, che non vogliono ...