...Con uso continuato di
cannabis, è dimostrato un certo livello di tolleranza (necessità di aumento
delle dosi).
Non è dimostrata con
l'uso di cannabis una vera e propria dipendenza fisica. Sul problema sì è così
pronunciata I'O.M.S. nel 1965: "[ ...] assenza di dipendenza fisica, così
che non esiste una definita è caratteristica sindrome di astinenza"
(W.H.O., 1965).
La questione della
dipendenza psichica è stata così riassunta dalla Commissione Canadese del 1972:
"... Molti consumatori trovano evidentemente la cannabis desiderabile e
piacevole, e spesso escono per acquistarla, a rischio di severi provvedimenti
legali ... tuttavia, non sembra si sviluppino l'insaziabilità e l'urgenza della
dipendenza da oppiacei, barbiturici, alcool e tabacco... " (Canad. Comm.
1972, P.124.)
La cannabis è usata spesso assieme ad altre persone in
circostanze in cui una serie di altri fattori è essenziale al raggiungimento
della gratificazione: musica, un certo tipo di abbigliamento e di consumi; ecc.
In questo contesto, la dipendenza psichica da cannabis ha lo stesso valore
della dipendenza dagli altri fattori.
L'arrossamento degli occhi e la diminuita salivazione (che
si traduce in un senso di "bocca secca") sono i sintomi più tipici (e
ben conosciuti dai consumatori) dell'uso di cannabis.
Altri effetti fisici sono: accelerazione del polso; diminuzione
della pressione del sangue in posizione eretta. Schematicamente, gli effetti
psicologici della cannabis si concretano in diversi aspetti:
a) percezioni sensoriali: b) riferimenti spazio-temporali;
c) processi mentali; d) emozioni.
Questi effetti sono stati studiati a fondo da alcuni autori
statunitensi (cfr. Anonynous 1969, Tari 1971); con l'uso di cannabis, le percezioni non vengono alterate, ma vengono
intensificate e in certi casi possono essere interpretate in maniera diversa da
quella dello stato di normalità. La cannabis non altera l'immagine, ma può
alterare l'interpretazione a livello mentale. Con l'uso di cannabis si può
determinare una percezione più acuta dei contorni, dei colori, della profondità
delle immagini; uno degli effetti più tipici della cannabis è quello sulla
percezione sonora. I consumatori percepiscono in misura più marcata la
separazione spaziale delle fonti sonore; i suoni possono evocare immagini e
colori. Ascoltando la musica, viene particolarmente apprezzata la qualità dei
suoni, e in certi casi vengono percepiti nelle linee armoniche significati
particolari; Hochman ha espresso un’interessante teoria secondo cui la musica
verrebbe interpretata in maniera "professionale" (cfr. Hochman 1972,
pp. 69-70).
Riportiamo qui un paio di testimonianze personali - di consumatori:
"la musica non si limita a riempirti le orecchie, ma ti
esplode dentro e vive in un discorso che ha una ferrea logica narrativa, dove
ogni strumento è un personaggio che vive e racconta la sua storia"
(testimonianza raccolta dall'autore).
"la melodia [...] si trasforma in una vasta operazione
aritmetica, nella quale i numeri generano numeri, e voi ne seguite le fasi e la
generazione […] con un’agilità uguale a quella dell'esecutore" (Baudelaire
1970, p.43).
E’ tipico l'effetto
di aumentare l'apprezzamento per i sapori dei cibi, che è collegato all'effetto
di farmaco anti-emetico (cioè ad azione contro il vomito) e stimolante
dell'appetito.
Possibili modifiche dell’interpretazione
delle distanze, che possono apparire più lunghe o più brevi. Marcata e tipica
la percezione di tempo rallentato, collegata con la diminuzione dei legami col
passato e col futuro. Ne deriva una particolare concentrazione in tutto ciò che
accade nel momento presente.
Un effetto tipico è quello di indebolimento della memoria
immediata; fino al punto di non ricordare l'inizio della conversazione. Questo
effetto è stato riscontrato soltanto a dosaggi alti (cfr. Canad. Comm. 1972, p.54.)
Gli effetti più frequentemente riferiti dai consumatoti
sono: maggiore accettazione delle contraddizioni e dell'ambiguità, maggiore
recettività al lato comico delle situazioni; significati diversi e profondi in
situazioni familiari e scontate ("ja-mais vu"); così Benjamin
descrive la sua esperienza in un banale caffè di Marsiglia: "Gli eventi si
producevano come se la visione mi avesse sfiorato con una bacchetta magica
facendomi sprofondare in un sogno su di essa" (Benjamin 1975, p.85);
Tendenza
all'introspezione, pensieri vaganti, associazioni vivaci e spontanee,
sensazione di aumento dell'immaginazione: "Può [...] aversi una
produzione addirittura tumultuosa di immagini, indipendentemente da ogni
restante fissazione e impegno della nostra attenzione. [...] sotto l'effetto
dell'hashish per presentarsi dinanzi a noi le immagini non hanno alcun bisogno
della nostra attenzione" (Benjamin, op.cit. ,p.90).
L'esperienza del
"jamaìs vu" può provocare, in dosi forti e/o in soggetti impreparati,
ad uno spiacevole senso di "depersonalizzazione" e di perdita
dell'identità.
La modifica delle
percezioni sensoriali si concreta in un’attenzione che è aumentata di intensità
ma con un minore raggio di estensione; ne deriva la tendenza ad occuparsi di
una cosa per volta, come per es. ascoltare la musica oppure parlare, anziché
ascoltare e parlare allo stesso tempo;
A dosaggi bassi e
medi, la percezione di tempo rallentato, determinando una maggiore
concentrazione sul presente, può aiutare a concentrarsi su determinati stimoli
intellettuali; ad alti dosaggi, l'aumentata produzione di associazioni e
fantasie può rendere difficile la concentrazione su un soggetto predeterminato.
In linea generale,
sembra che la cannabis abbia un effetto intrinsecamente positivo sull'umore,
determinando rilassamento, serenità, tendenza al ridere. La facilità al ridere,
(a volte in maniera irrefrenabile), è riferita spesso dai consumatori iniziali,
meno da quelli abituali. Le emozioni possono essere amplificate, ma anche in
senso negativo: ciò può provocare reazioni negative di una certa gravità.
E' piuttosto diffusa nell'opinione corrente la tendenza a
confondere le condizioni dei consumatori quando sono sotto gli effetti delle
sostanze con l'assetto complessivo e permanente della loro personalità. Ad
esempio, uno spot pubblicitario antidroga USA del 1989 chiedeva al pubblico se
sarebbe stato disposto a farsi operare da un chirurgo che fumava marijuana. In
realtà, è arbitrario estendere gli effetti dell’intossicazione acuta a tutta
l'esistenza del consumatore: chi usa cannabis, come del resto alcool o cocaina,
non è necessariamente sempre in stato di intossicazione.
Va quindi ribadito che gli effetti comportamentali della
cannabis sono strettamente limitati al periodo dell'intossicazione.
Secondo un’analisi
accurata di Tart (che si riferisce ai consumatori USA degli anni 60), la
cannabis ha un effetto "disintegratore" sui "ruoli sociali"
imposti dalle convenzioni; l'uso della sostanza determinerebbe nei consumatori
una minore disponibilità a rispettare le regole non scritte dei rapporti
"formali" (Tart 1971, p.289).
Altri effetti
considerati tipici: tendenza a diminuire la chiassosità,' (collegata alla
diminuzione dell'aggressività); maggiore solidarietà di gruppo. L’intensificazione
dei rapporti con gli altri può essere un fattore positivo se i rapporti sono
tendenzialmente buoni. In caso contrario, può essere traumatico:
"nello stato di
enorme sensibilità prodotto dall' hashish ogni sensazione di non venir compresi
minaccia di trasformarsi in una sofferenza" (Benjamin 1975,p.89).
La cannabis ha in
comune con l'alcool l'effetto di indebolire le inibizioni. Per I'alcool,
l'effetto disinibitorio può risolversi nel superamento di :regole sostanziali
di etica collettiva, e quindi in un’incontrollabilità degli impulsi aggressivi
e violenti: l'alcool è infatti considerato in assoluto come la sostanza
psico-attiva più frequentemente collegata a comportamenti violenti. Per la
cannabis si ha un superamento di inibizioni che riguardano il modo di
comunicare con il prossimo, piuttosto che gli impulsi aggressivi: "Tutte
le ricerche [...j hanno smentito che l'uso di marijuana provochi un aumento di
aggressività. [...] la marijuana ha un effetto sedativo e può in qualche misura
ridurre [...] la possibilità di comportamenti aggressivi verso altre persone
(NAS 1982, p.128).
Tra gli effetti più frequentemente descritti dai
consumatori, vi sono quelli di aumento del desiderio sessuale, di un orgasmo
più piacevole; di maggiore contatto fisico e spirituale:
"a volte è soltanto angoscia che si trasforma in
desiderio di contatto e mescolamento fisico secondo un ritmo insolitamente
lento quasi immobile con carezze che dai e senti contemporaneamente perché si
trasmettono con vibrazioni sottilissime a tutte le parti del corpo unite e
senza confini" (testimonianza raccolta dall'autore).
Gli effetti della cannabis sull'attività sessuale sono stati
analizzati da una ricerca USA su 150 soggetti seguiti fra il 1970 e il 1977.
Risultati in sintesi:
-la durata dell'atto sessuale tendeva ad aumentare; la
qualità dell'orgasmo veniva percepita come superiore alla norma dal 58% dei
maschi e dal 32% delle femmine;
-il desiderio del/la partner abituale veniva aumentato per
i150% dai maschi e per il 60% delle donne; risultava invece diminuito in una
esigua minoranza;
-in misura minore era aumentato il desiderio di un/a partner
occasionale (per il 43% dei maschi, per il 14% delle femmine);
Gli effetti sensoriali più accentuati erano il tatto (59%
dei maschi e 57% delle femmine) e la sensazione di intimità fisica (rispettivamente
51 e 56%) (cfr Halikas et al 1982).
Degno di nota appare l'effetto di "aumentato desiderio
per il/la partner' abituale", che è confermato da questa testimonianza di
un consumatore 60enne, sposato da 27 anni:
"dopo aver fumato, sembrava di avere con mia moglie
un"'avventura": ballavamo al suono dei dischi rock, recitavamo o
addirittura giocavamo come due ragazzini" (Avanti!, 11 agosto 1988).
Secondo un avvocato USA di 44 anni (consumatore quotidiano
di cannabis), "la marijuana aveva reso possibile una attività sessuale
"eccellente" anche negli ultimi anni del matrimonio, nonostante
l'aumento delle tensioni e dei risentimenti" (cit. da Haas-Hendin
1987,p.339).
D'altra parte, la cannabis non ha un effetto specificamente
afrodisiaco; vale a dire di eccitazione diretta sulla fisiologia del sesso; al
contrario, a dosi forti (come avviene tipicamente per I'alcool) può avere un
effetto negativo sull'orgasmo.
In linea generale,
gli effetti farmacologici della cannabis rendono sconsigliabile il suo uso
durante la guida dei veicoli. I livelli di rischio dell'uso di cannabis, in
confronto a quelli dell'uso di alcool, sono stati oggetto di diverse ricerche. Generalmente, l'uso di alcool è risultato più
pericoloso: questa sostanza infatti (diversamente dalla cannabis) determina un
aumento dei tempi di reazione, della aggressività (e quindi della tendenza alla
velocità) (cfr. NAS 1982, p.114). Al contrario, l'uso di cannabis induce
generalmente a una minore velocità.
D'altra parte,
diverse ricerche hanno riscontrato che gli effetti dell'uso congiunto di alcool
e cannabis sono più rischiosi della somma di quelli di ciascuna delle due
sostanze usate da sola. Poiché questo avviene spesso, è un rischio che va
tenuto presente.
Come si è già
accennato, l'alterazione della capacità di guida è strettamente limitata al
periodo dell'intossicazione. E' quindi assolutamente priva di fondamento la
pratica di togliere la patente a soggetti che fanno uso di cannabis sulla base
dei test delle urine, che provano non lo stato di intossicazione in atto (al
contrario, essi possono essere addirittura negativi al momento della
intossicazione), ma una intossicazione nel passato: nel caso della cannabis, il
test può risultare positivo anche un mese dopo l'ultima assunzione.
Le proprietà della sostanza che venivano utilizzate dalla
medicina tradizionale asiatica, e nella medicina occidentale del secolo scorso,
appartengono piuttosto all'ambito degli "psicolettici"; e queste
stesse proprietà si stanno rivelando essenziali per alcuni usi terapeutici
della cannabis che si sono affermati negli ultimi anni.
Un quadro complessivo
degli effetti della cannabis viene delineato dalla tabella 1, relativa ad una
ricerca eseguita a New York nel 1971 su 100 consumatori regolari (almeno 50
volte negli ultimi sei mesi).
La ricerca di Halikas
et al riguardo soggetti giovani all'inizio degli anni 80; i soggetti tendono a
riferire gli effetti che considerano più piacevoli o comunque più
significativi.
EFFETTI SOGGETTIVI
DELLA MARINUANA
(A= CONSUMATORI
ABITUALI; O = CONSUMATORI OCCASIONALI)
LE % INDICANO I
SOGGETTI CHE HANNO PERCEPITO ABITUALMENTE (A),
OCCASIONALMENTE (O) I
RELATIVI EFFETTI.
| EFFETTO |
A |
0 |
| EUFORIA |
82% |
17% |
| RILASSAMENTO |
79% |
21% |
| PIU ACUTA PERCEZIONE DEI
SUONI |
76% |
21% |
| PACE |
74% |
25% |
| AUMENTATA SENSIBILITÀ |
74% |
23% |
| AUMENTO
DELLA FAME |
72% |
24% |
| RALLENTAMENTO DEL TEMPO |
62% |
35% |
| SETE |
62% |
32% |
| BOCCA
E GOLA SECCHE |
61% |
38% |
| SENSO DI FLUTTUAZIONE |
45% |
49% |
| PIU LOQUACITÀ |
37% |
51% |
| FAME
DI DOLCI |
37% |
43% |
| TENDENZA AL RIDERE |
36% |
60% |
| AUMENTATA
SENSIBILITÀ AL SESSO |
34% |
59% |
| AUMENTATO DESIDERIO SESSUALE |
33% |
59% |
| (FONTE: GOODE 1972,r.51) |
|
|
UNA TEORIA SUGLI
EFFETTI DELLA CANNABIS
L'uso delle sostanze psicoattive è stato interpretato dal
farmacologo canadese Ronald Siegel in termini di "bisogno primario"
dell'umanità. Le droghe (che, legali o illegali, sono state universalmente
usate) sarebbero "agenti adattogeni", che aiutano gli individui a far
fronte ad una serie di esigenze esistenziali (cfr. Siegel 1989). Potremmo affermare che, a dispetto del
diffuso stereotipo che equipara l'uso di droga a "fuga dalla
realtà"(vale a dire dal "mondo esterno"), la "realtà"
non è univoca, ma è mediata e condizionata da molti fattori; l'uso di droga,
beninteso se controllato, influisce su questi fattori. Nel contesto di questo
approccio, possiamo ritenere che l'effetto della cannabis abbia una specifica
caratteristica: quello di "decondizionamento culturale". Per
condizionamento culturale intendiamo un fenomeno per cui l'attività mentale si
svolge attraverso schemi prefissati, assorbiti dall'educazione e dal contesto
culturale, che sfuggono al controllo cosciente; essi si concretano in "modalità
di interpretazione e di comunicazione" (cfr. Arnao 1982,P.60).
Questi
condizionamenti hanno peraltro una loro funzione, laddove agevolano i rapporti
degli individui nel contesto della attività "normale" e produttiva:
Accade però spesso che vengano adottati in maniera automatica, al di fuori
delle circostanze che li rendono necessari. L'automatismo si manifesta nella
tendenza a riprodurre nel contesto delle attività ricreative, delle pause di
riposo, moduli di comportamento che sono tipici dell'attività produttiva.
II concetto di
"condizionamento culturale" è confermato dal fatto che una evasione
temporanea e ciclica dai condizionamenti è una costante della condizione umana:
in ogni cultura esistono momenti e luoghi in cui la gente "si lascia andare", o addirittura assume una identità diversa: è tipico il caso del
Carnevale. Sul piano biologico, l'esigenza del decondizionamento è dimostrata
dal fatto che la funzione del sonno come momento di recupero biologico è legata
alla cosiddetta "fase REM", in cui avvengono i sogni: vale a dire che
la funzione principale del sonno è legata ad un momento di attività mentale di
tipo diverso da quella "normale" dello stato di veglia.
Gli effetti della
cannabis sulle percezioni, sui riferimenti temporali, sull'attività mentale
agiscono in direzione opposta a quella che instaura i condizionamenti.
L'effetto della
cannabis, nella misura in cui elimina una serie di condizionamenti acquisiti
con la crescita e l'adattamento alle esigenze della società; è stato accostato
al recupero di una dimensione "infantile": [...] “l'adulto, sotto
gli effetti della cannabis, percepisce il mondo con la meraviglia e la
curiosità di un bambino; dettagli che sono normalmente ignorati catturano
l'attenzione, i colori sembrano più chiari e più ricchi, e nuovi valori possono
essere scoperti in opere d'arte che prima sembravano avere poco o punto
significato..." (Grìnspoon-Bakalar 1993,p.141).
"Gli effetti che prediligo nel fumo sono: disponibilità
al gioco, concentrazione calda e piacevole con qualsiasi cosa io stia facendo,
senza farmi ossessionare dalle altre cose ancora da fare, insomma un rapporto
con la realtà che mi ricorda in maniera precisa quello che avevo da bambino.
Per me il fumo non fa "fuggire dalla realtà", ma mi permette di starci
dentro libero da tutte le incrostazioni accumulate con l'età. Per questo trovo
assurdo che fumino i giovanissimi" (testimonianza raccolta dall'autore)....